A colpi di Twitter Donald Trump scherza col fuoco. Sei giorni prima del passaggio delle consegne dal primo presidente afroamericano della storia Usa, il tycoon sferza con una delle sue parole chiave, “triste”, il deputato afroamericano John Lewis che ha annunciato il boicottaggio delle cerimonie di insediamento. “Pensi al suo collegio elettorale infestato di criminali, invece di lamentarsi falsamente del risultato del voto”, ha mandato a dire Trump all’eroe nero che nel 1965, sull’Edmund Pettus Bridge di Selma, sfidò la polizia armata nella più famosa marcia non violenta della storia degli Usa. Quelle di Lewis sono “solo chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere, nessun fatto concreto”, secondo il miliardario, che punta i riflettori sul distretto di Atlanta che dal 1987 elegge il deputato al Congresso: è uno dei più poveri degli Usa e la città in generale è al 14esimo posto per livelli di criminalità. Il “cinguettio” di Trump, nel fine settimana della festa che celebra Martin Luther King, ha scatenato sconcerto ma soprattutto ira: non solo democratici, dalla leader della minoranza alla Camera Nancy Pelosi alla senatrice Kamala Harris, ma anche repubblicani hanno alzato gli scudi in difesa del deputato che negli anni ’60 era il più giovane collaboratore di MLK.

Il senatore del GOP Ben Sasse ha attaccato il tycoon: “John Lewis e le sue chiacchiere hanno cambiato il mondo”. “Quando tu evadevi la leva, lui rischiava la vita per l’uguaglianza in America”, ha twittato un altro repubblicano, Evan McMullin, mentre il commentatore conservatore Bill Kristol ha osservato che “la dice lunga che Trump tratti Putin con più rispetto di quanto faccia con John Lewis”.

Che Trump sia suscettibile e non ami le critiche non è un mistero. Lewis è stato l’ultimo bersaglio in una settimana che ha accumunato l’attrice Meryl Streep, “sopravvalutata” e la Cnn che “diffonde false notizie”. Ieri , in una intervista alla Nbc, il deputato aveva definito Trump “un presidente illegittimo” a causa delle interferenze della Russia sul voto. Lewis, che molti considerano la coscienza morale del Paese, aveva annunciato il boicottaggio dell’insediamento il 20 gennaio al Campidoglio di Washington. Sarà la prima volta da quando è in Congresso: “Non si può stare in casa con una persona che tu senti non essere nel giusto“. Con lui, che nel cinquantenario della marcia di Selma, apparve in testa al corteo camminando mano nella mano con Barack e Michelle Obama, altri cinque colleghi boicotteranno: tra questi Raúl Grijalva dell’Arizona, che passerà la giornata con gli elettori e partecipando a marce di protesta.