Papa Francesco ha chiuso i battenti dell’ultima porta santa rimasta aperta nel mondo, la porta di bronzo del Consorti nella Basilica di San Pietro, sancendo così la fine del Giubileo straordinario della Misericordia, aperto l’8 dicembre scorso. In realtà, simbolicamente il pontefice aveva voluto anticipare l’inizio dell’Anno Santo al 29 novembre, con l’apertura della cattedrale di Bangui, martoriata città del Centrafrica. Per la prima volta nella storia infatti, il Papa ha voluto che il Giubileo venisse diffuso e celebrato in ogni chiesa del mondo.

“Chiediamo la grazia di non chiudere mai le porte della riconciliazione e del perdono, ma di saper andare oltre il male e le divergenze, aprendo ogni possibile via di speranza”. È l’esortazione di papa Francesco nel corso della messa celebrata per la chiusura del giubileo in piazza San Pietro. “Quest’Anno della misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all’essenziale. Questo tempo di misericordia – ha continuato il pontefice – ci chiama a riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi e ricca nell’amore, missionaria”. Alla cerimonia di chiusura hanno assistito le alte cariche dello Stato: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Matteo Renzi. Tra i presenti anche il sindaco di Roma Virginia Raggi.

Al centro dell’Anno Santo sono stati gli ultimi: carcerati, ammalati, disabili, profughi, esclusi. La volontà di Papa Francesco era che il Giubileo non fosse tanto un anno di clamore, quanto un’occasione di riscatto per la Chiesa cattolica. Lo dimostra una delle iniziative più significative che ha voluto adottare: i venerdì della misericordia. Per un venerdì al mese, il pontefice si è recato personalmente a sorpresa, senza telecamere, a far visita a persone in difficoltà. Il 18 dicembre, pochi giorni dopo l’inaugurazione del Giubileo, ha aperto una porta santa nell’ostello ‘Don Luigi Di Liegro’ della Caritas di Roma, a pochi passi dalla stazione Termini. Il 24 marzo ha lavato i piedi ai giovani profughi ospiti del Cara di Castelnuovo di Porto. Il 26 febbraio ha fatto visita ai ragazzi tossicodipendenti in cura nel Ceis-Centro italiano di solidarietà ‘don Mario Picchi’.

Il bilancio delle presenze per la città di Roma è invece inclemente, forse anche per la connotazione internazionale che il Papa ha voluto dare al giubileo. E molto potrebbe aver fatto anche la paura degli attacchi terroristici. Ma, a parte qualche picco di presenze come per l’esposizione delle spoglie di Padre Pio e la santificazione di Madre Teresa di Calcutta, i pellegrini non hanno mai affollato la capitale. Monsignor Rino Fisichella, che ha guidato la macchina organizzativa dell’Anno santo, smentisce i numeri negativi: “Alla fantasia non c’è mai limite. Le notizie si danno con i numeri e non con la fantasia. Qualcuno invece di parlare con me ha preferito spettegolare con qualche ufficiale della Curia Romana”. Per la fine dell’evento saranno passati sotto le porte sante di Roma più di 20 milioni di pellegrini, ha assicurato Fisichella. “Tanti pellegrini hanno varcato le Porte sante e fuori del fragore delle cronache hanno gustato la grande bontà del Signore – ha osservato il Papa nella messa conclusiva del giubileo – Ringraziamo per questo e proseguiamo il nostro cammino, insieme”.

La sfida dei 4 cardinali al Papa – Le aperture di Bergoglio, ribadite anche nella messa che ha chiuso l’Anno santo, verso una chiesa povera e più accogliente, hanno spesso irritato altre personalità all’interno del mondo cattolico. L’ultima disputa riguarda la lettera di quattro cardinali, Walter Brandmueller, Raymond L. Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner, inviata al Papa per chiedere di fornire chiarimenti sull’interpretazione dell’esortazione ‘Amoris laetitia’ su matrimonio e famiglia. Il documento esprime quindi cinque “dubbi“, che riguardano sia la discussa questione della comunione ai divorziati risposati, sia il valore delle norme morali in rapporto alla concezione della vita cristiana. Si chiede in particolare se sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione a una persona che, pur essendo sposata, convive con un’altra. Papa Francesco per il momento non ha risposto e i cardinali hanno replicato invocando la possibilità di correggere il pontefice. “Se non vi fosse risposta alle domande sui punti controversi, allora direi che si porrebbe la questione di assumere un atto formale di correzione di un errore grave” ha detto l’americano Raymond Burke. “C’è una tremenda divisione nella Chiesa, che non è la via della Chiesa. Ecco perché dobbiamo ristabilizzare queste questioni morali fondamentali, che ci uniscono”, ha detto in un’intervista al National Catholic Register.