Fabrizio Corona dovrà scontare nuovamente in carcere il periodo di circa un anno che aveva trascorso nella sua casa di via De Cristoforis, a Milano. Il tribunale di sorveglianza gli ha infatti revocato l’affidamento in prova ai servizi sociali. Come aveva chiesto il sostituto procuratore generale Antonio Lamanna, i giudici hanno disposto la revoca “ex tunc”: questo significa che Corona dovrà scontare nuovamente in cella la parte di pena che aveva già scontato in affidamento. Precisamente, dal 22 ottobre 2015 al 10 ottobre scorso, giorno in cui l’affidamento era stato sospeso, per via del nuovo arresto dell’ex re dei paparazzi, che ora è detenuto a San Vittore. Resta valido come percorso di affidamento, secondo i giudici, solo quello portato avanti nella comunità Exodus di Don Mazzi dal 18 giugno al 21 ottobre 2015.

Corona ha “privilegiato il proprio recupero economico rispetto a quello sociale e terapeutico”, scrive il giudie di sorveglianza. Da quando è tornato a vivere nella sua abitazione, ha avuto “ripetuti comportamenti organizzati contro la legalità“, ricevendo “rilevantissime somme di denaro”. Nell’atto i giudici chiariscono anche che dopo un primo periodo di colloqui regolari, Corona ha ridotto gli incontri previsti al Sert, previsti nell’ambito della concessione dell’affidamento per i suoi problemi con la droga. In più passaggi del provvedimento vengono anche evidenziate le altre lacune nel percorso di affidamento di Corona: il 24 giugno scorso il magistrato Giovanna Di Rosa lo aveva ammonito per una vacanza a Capri non autorizzata, con tanto di foto su uno yacht, poi apparse su riviste di gossip. Successivamente, scrivono sempre i giudici, l’ex fotografo dei vip ha manifestato tutte le sue “vulnerabilità personali“.

I recenti problemi per Corona nascono dopo il sequestro di 1,7 milioni di euro, avvenuto il 7 ottobre. Soldi in nero, per la procura di Milano, ottenuti grazie alle sue apparizioni in discoteche e locali notturni. I contanti erano stati trovati dentro un pacchetto nel controsoffitto della persona ritenuta l’amministratore di fatto di una sua società. Tre giorni dopo era arrivata l’ordinanza cautelare firmata dal gip Paolo Guidi, che lo aveva fatto ritornare in carcere. I pm hanno contestato all’ex agente fotografico la “professionalità nel reato”, prevista nell’articolo 105 codice penale, accusandolo quindi di aver basato la sua vita e il suo sostentamento sulla sua attività criminosa. A Corona è stata contestata anche l’aggravante di aver commesso il fatto durante l’affidamento in prova ai servizi sociali. Un’udienza sulla conferma o meno del sequestro dei soldi è fissata per il 24 gennaio.