E’ caccia aperta in Val di Non, incantevole località del Trentino, alla persona che ha disseminato il territorio di polpette avvelenate con un potentissimo pesticida. Ha già fatto tre vittime “illustri”, tre orsi bruni che sono stati trovati stecchiti nell’arco di un anno e mezzo. L’ultimo caso risale a metà ottobre, nei boschi di Lover. L’autopsia dell’animale e gli esami tossicologici eseguiti dall‘Istituto Zooprofilattico delle Venezie hanno accertato che la causa è un veleno potentissimo, di cui sono sufficienti pochi grammi per portare alla morte un animale così forte. La teoria delle polpette avvelenate, e quindi del gesto intenzionale, sarebbe confermata, oltre che dalla quantità di veleno trovato nell’organismo dell’orso, anche dal fatto che nella zona, più o meno nello stesso periodo, sono stati uccisi anche tre cani.

La procura della Repubblica di Trento ha aperto un’inchiesta disponendo gli esami che hanno rivelato il tipo di pesticida utilizzato. Si tratta dell’Endosulfan i cui effetti possono essere devastanti per l’ambiente e la salute pubblica. L’Unione europea lo ha messo al bando nel 2012, visto che fino a quell’epoca era impiegato in agricoltura. Evidentemente nella zona tra Lover e Sporminore, in Bassa valle di Non, qualcuno è ancora in possesso di quantità del veleno che è ormai illegale. E non ha avuto scrupoli nell’utilizzarlo per combattere le scorrerie degli animali. C’è da sperare che non si tratti di qualche agricoltore che continua a impiegare l’Endosulfan nelle proprie attività, in una zona famosissima per la produzione delle mele.

Di fronte a questi sospetti, le categorie di agricoltori replicano che i controlli sulla qualità della frutta sono molto severi, almeno per i prodotti che vengono conferiti ai grandi consorzi. Insomma, se qualche contadino avesse usato il prodotto incriminato, a Trento se ne sarebbero accorti. Dell’orso è stata trovata la carcassa in avanzato stato di decomposizione il 12 ottobre scorso. Non sono ancora pervenuti gli esiti genetici e quindi non si sa se si tratti di un esemplare di maschio o di femmina. L’intervento è stato effettuato dal Corpo Forestale del Trentino. La zona era monitorata proprio a causa dei precedenti orsi morti, le scoperte risalivano al 21 marzo scorso e al 28 marzo 2015. Le due inchieste aperte sui precedenti casi di avvelenamento non avevano portato ad alcun risultato investigativo, salvo risalire alla medesima causa.

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