Fare presto: nella ricostruzione, ma anche nell’emergenza. Nell’assistenza alle persone, ma anche nella cura dei luoghi. La burocrazia può essere pericolosa e a raccontarlo, con un filo di rabbia, è il sindaco di uno dei paesi colpiti dal terremoto di domenica, Amandola, provincia di Fermo. “Alcuni edifici storici – racconta all’Ansa Adolfo Marinangeli – potevano essere salvati dal terremoto del 26 e del 30 ottobre se dopo quello del 24 agosto la Sovrintendenza ci avesse dato l’autorizzazione a puntellarli. Ma la burocrazia è troppo lenta, il sisma è stato più veloce“. Il Comune di Amandola aveva chiesto il permesso “ma non è venuto nessuno e nel frattempo sono crollati”. 

E dal primo terremoto, che rase quasi al suolo Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, sono passati due mesi. Invano. “Il sistema è troppo farraginoso. Ora guardo la mia città da lontano e vedo gli edifici caduti che potevano essere ancora in piedi. Ora c’è la vela campanaria che sta crollando davanti all’ospedale (inagibile ed evacuato, ndr): per metterla a posto ho dovuto chiamare cinque enti, dopo 20 giorni non si sono ancora messi d’accordo su quando venire. Siamo avvinghiati alla Sovrintendenza per quelli storici, mentre per gli altri ho potuto fare un’ordinanza. Cosa devo fare?”. Da qui Marinangeli rompe anche un po’ il coro del “tutto va bene” nell’assistenza ai paesi: “Stiamo facendo tutto da soli, non si è visto ancora nessuno” dice. 

Ma la questione della lentezza e della burocrazia emerge anche dalle parole del sindaco di Ascoli Guido Castelli, che è anche ai vertici dell’Anci. “La nuova ondata sismica che ha messo in ginocchio il Centro Italia dovrebbe imporre un immediato cambio di passo da parte del governo Renzi per quanto riguarda la gestione dell’emergenza” dice Castelli che oggi insieme al presidente dell’Associazione dei Comuni Antonio Decaro ha visitato Porto Sant’Elpidio, Visso e Camerino. “Noi amministratori – prosegue Castelli – ci stiamo scontrando con i limiti e le limitazioni del primo decreto terremoto, la cui impostazione non solo tende a centralizzare le procedure d’intervento, quasi a manifestare pregiudizi nei confronti delle autonomie locali e dei sindaci, ma oltre tutto ostacola, a causa di una imperdonabile lentezza burocratica, il tempestivo adempimento delle attività necessarie per la messa in sicurezza delle aree danneggiate, anche e soprattutto appartenenti al patrimonio culturale del Paese”. 

Anche Castelli ha un esempio personale da raccontare: “Io stesso ad Ascoli da giorni aspetto un ingegnere strutturista del Ministero dei beni culturali che validi la procedura di messa in sicurezza della cuspide della torre campanaria della chiesa di San Francesco, risalente al 1265. Io ho immediatamente transennato l’area ma nel frattempo, mentre attendiamo l’intervento del Mibac, dobbiamo aspettare che accada il peggio?”.