“Separazione” a giugno e referendum sull’indipendenza a settembre 2017. Il presidente della Catalogna Carle Puigdemont ci riprova, nonostante l’annullamento delle mozioni di “disconnessione” da parte della Corte costituzionale di Madrid e nonostante le minacce di destituzione da parte del governo centrale. “Nel giugno 2017 la Catalogna sarà pronta per la disconnessione dallo Stato spagnolo”, ha detto Puigdemont davanti al parlamento di Barcellona, che domani dovrebbe confermargli la fiducia con i 62 voti del suo partito, Junts Pel Si, e i 10 dei secessionisti radicali della Cup (su un totale di 135). Il presidente ha precisato che a fine luglio convocherà il referendum, che si svolgerà “nella seconda metà di settembre”.

Non è chiaro in che condizioni. Se sarà possibile trovare un accordo con Madrid, ha detto, tanto meglio. Altrimenti, ha avvertito, Barcellona andrà avanti comunque con una formula unilaterale. Per Puigdemont “la maggioranza dei catalani vuole una Repubblica catalana indipendente: non c’è altro progetto politico in Europa con un tale appoggio”.

Con questa mossa il leader catalano lancia una nuova sfida al potere centrale di Madrid, che rifiuta ogni ipotesi di referendum e denuncia come incostituzionale che una parte dello Stato spagnolo voglia lasciarlo. L’affondo di Puigdemont avviene, peraltro, in un momento di debolezza della Spagna: Madrid è sempre paralizzata dalla infinita crisi politica in atto da 10 mesi, con il governo del premier uscente Mariano Rajoy incaricato di gestire solo gli affari correnti e, salvo colpi di scena, lo spettro di nuove elezioni a Natale, per la terza volta in un anno. Così il governo perderà altro tempo per gestire la profonda crisi della Catalogna.

“E’ evidente che vogliamo diventare uno stato indipendente” insiste Puigdemont. I secessionisti hanno vinto la maggioranza assoluta nel parlamento di Barcellona alle elezioni catalane del settembre 2015. I partiti “spagnoli” sono in minoranza con 63 deputati. Fra questi però ci sono anche i parlamentari eletti con Podemos, che è su una posizione intermedia, nel senso che sostiene da tempo di lasciar votare i catalani anche se si dichiara contro l’indipendenza della Catalogna. Un recente sondaggio ha indicato che i catalani si dividono sul progetto della secessione in queste proporzioni. Ma la fuga in avanti del presidente catalano accentua il clima di incertezza che la crisi politica fa pesare sulla Spagna.