Lasciare una parte del proprio patrimonio a una o più associazioni. Quella che qualche anno fa era una scelta minoritaria, abbracciata appena dal 9% degli italiani, risulta ora sempre più condivisa. Sono infatti propensi a effettuare un lascito solidale il 14% dei connazionali, con una crescita, dunque, del 55% dal 2012. In quella percentuale rientrano sia i cittadini che hanno già espletato le pratiche necessarie (il 3%), sia quelli che intendono avviarle (11%). In particolare, oltre una persona (o una coppia) senza figli su quattro è orientata verso questo tipo di scelta. È quanto emerge dalla seconda edizione (la prima risaliva, appunto, al 2012) dell’indagine realizzata da GfK per il Comitato Testamento Solidale, di cui fanno parte 16 organizzazioni no-profit, presentata alla Camera in occasione della Giornata dei lasciti solidali. Il valore dei lasciti nella Penisola, secondo il Consiglio nazionale del Notariato, si attesta a circa “1,1 miliardi di euro all’anno”.

Sebbene risulti in diminuzione di quattro punti percentuali il numero degli italiani che dichiarano di aver donato una somma di denaro in beneficenza negli ultimi due anni (dal 37% del 2012 al 33% del 2016), tra gli stessi donatori è invece cresciuta la conoscenza dei lasciti testamentari, opportunità nota oggi a quasi 7 italiani su 10 (passando dal 61% al 66%). Sono dati che soddisfano Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale e segretario generale della Lega del Filo d’Oro: “Quando nel 2013 abbiamo costituito il Comitato Testamento Solidale e lanciato la prima campagna congiunta di informazione per promuovere la cultura della solidarietà testamentaria nel nostro Paese – spiega – sapevamo che si trattava di una sfida difficile. Questo tema, in Italia, era un tabù e rimandava all’idea della solitudine affettiva e di una pratica appannaggio di pochi”. Il bilancio complessivo viene dunque ritenuto “incoraggiante”.

Ma la presentazione dell’indagine di GfK è anche l’occasione per fotografare il cambiamento delle abitudini degli italiani su questo tema. Complice l’allungarsi della vita e la necessità di aiutare i propri figli a costruirsi un futuro quando si è ancora giovani, ad esempio, quasi un italiano su tre (il 28%) è orientato a mettere nero su bianco le proprie ultime volontà tra i 60 e i 69 anni. La ricerca conferma che il testamento solidale non è più percepito come comportamento riservato ai “ricchi” ovvero a proprietari di ingenti patrimoni mobiliari o immobiliari (lo pensava il 40% degli italiani nel 2012, mentre oggi siamo scesi al 29%).

Si assiste dunque sempre più a un “processo di democratizzazione” di questa forma di donazione che non è più percepita come adatta solo a chi non ha figli (dal 45% al 35%), ma viene ritenuta dal 30% degli intervistati (contro il 24% della precedente indagine) una buona pratica per tutti. Secondo la rilevazione gli italiani orientati al lascito solidale pensano di destinare una parte dei propri avere a più associazioni (dal 27% al 32%), orientando questa scelta in base a una serie di fattori come la serietà e affidabilità dell’associazione o le garanzie su come viene utilizzato il denaro (vale per 6 italiani su 10).

Sebbene il testamento solidale abbia smesso di essere tabù (grazie anche alla campagna, avviata 4 anni fa, proprio per un “cambiamento culturale”), è però ancora lunga la strada da fare per raggiungere livelli di consapevolezza dell’importanza di fare testamento simili a quelli delle popolazioni anglosassoni. Nel Regno Unito ogni anno i cittadini devolvono circa 2 miliardi di sterline nei loro testamento e in Germania il valore totale annuo dei lasciti è stimato in 5 miliardi di euro.