Lo scorso aprile l’Esa ci mostrò la Via Lattea come non l’avevamo mai vista. Oggi un gruppo internazionale di ricercatori, guidato dall’italiano Francesco Ferraro, dell’università di Bologna ci dice che lì c’è un fossile cosmico. Un ammasso di stelle antichissime, fra le più antiche mai viste nella nostra galassia che potrebbe essere la chiave per ricostruire la storia stessa della Via Lattea.

Descritto sull’Astrophysical Journal, Terzan 5, si trova a 19.000 anni luce dalla Terra nella costellazione del Sagittario, in direzione del centro della galassia, ed è diverso da tutti gli altri ammassi di stelle osservati finora perché è composto da due tipi distinti di stelle che hanno elementi simili, ma una differenza di età enorme, ben circa 7 miliardi di anni.

I ricercatori hanno scoperto questa caratteristica unica osservando l’ammasso con il Very Large Telescope dell’Osservatorio Europeo Meridionale in Cile e il telescopio spaziale Hubble, gestito da Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa). L’età delle due popolazioni indica che il processo di formazione stellare in Terzan 5 non è stato continuo, ma è stato dominato da due distinti baby boom stellari.

Questo vuol dire che l’antenato di Terzan 5, ossia i grumi di gas da cui si è formato, “fosse molto massiccio, almeno 100 milioni di volte la massa del Sole, e avesse grandi quantità di gas, per generare anche una seconda generazione di stelle”, spiega uno degli autori, Davide Massari, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dell’università di Groningen, nei Paesi Bassi. Le sue proprietà indicano che Terzan 5 sia un fossile vivente, che esiste sin dai primi giorni della Via Lattea. Secondo i ricercatori l’ammasso potrebbe essersi formato dagli stessi grumi di gas che, circa 12 miliardi di anni fa, hanno dato vita alla parte centrale della Via Lattea. Secondo gli autori alcuni di questi grumi potrebbero essere rimasti indisturbati nella galassia e dopo la nascita della Via Lattea potrebbero aver generato ammassi come questo. Fossili di questo tipo, rileva Ferraro “permettono di ricostruire un pezzo importante della storia della Via Lattea”