“Sono lieto di annunciare che ho scelto Mike Pence come il mio candidato vicepresidente” ha twittato Donald Trump, candidato repubblicano nella corsa per la Casa Bianca, lo scorso 15 luglio. Nella conferenza stampa in cui ha presentato ufficialmente il ticket elettorale con il governatore dell’Indiana, tenuta a New York sabato mattina, Trump ha spiegato che Pence è stata la sua “prima scelta”, presentandolo come un buon amministratore “creatore di posti di lavoro”. Il tycoon ha tuttavia ammesso che “uno dei principali motivi per cui ho scelto Mike è l’unità del partito, devo essere onesto”.

Pence ha sostenuto la riforma sanitaria di Obama – A favore di Pence avrebbe giocato infatti l’apparire come un politico “rassicurante”, ideale quindi per compensare l’esuberanza di Trump. A rinforzare questa immagine ha contributo il plauso della Casa Bianca per la scelta di affidargli il ruolo di candidato vicepresidente. Secondo il portavoce Josh Earnest, Pence ha avuto il merito di estendere il programma di copertura sanitaria per le persone a basso reddito (Medicaid) all’interno dell‘Obamacare, la riforma sanitaria voluta da Barack Obama e considerata dal presidente americano uno dei suoi principali obiettivi politici.  “So che il governatore Pence – ha sottolineato Earnest – ha svolto un importante lavoro con questa amministrazione per estendere il programma Medicaid nel suo Stato. E’ qualcosa che il presidente Obama ha incoraggiato a fare in tutto il paese sia con i governatori repubblicani che democratici”. L’aura da moderato ha permesso a Pence di rientrare in un rosa di candidati alla vicepresidenza che, secondo la stampa americana, comprendeva personalità più affini a Trump, come il brillante e provocatorio Newt Gingrich. Certamente più contenuto nei modi, Pence è tuttavia autore di alcune iniziative che lo avvicinano parecchio alle idee del suo candidato presidente.

Aveva appoggiato, timidamente, Ted Cruz – Mike Pence, 57 anni, ex conduttore radiofonico, alla prima esperienza da Governatore dell’Indiana (ruolo a cui aveva già dichiarato di non volersi ricandidare), in precedenza era stato al Congresso per sei mandati. Vicino al movimento del Tea Party nelle sue prime fasi, si era mostrato tiepido, durante le primarie del suo Stato, nei confronti di tutti i candidati Repubblicani alla presidenza. Solo quattro giorni prima del voto si era espresso a favore del candidato ultraconservatore Ted Cruz, ma senza esporsi troppo e stando attento a specificare di “non essere contro nessuno”. Questa prudenza gli permette oggi di apparire credibile come sostenitore di Trump.

Obiezione di coscienza per i ristoratori anti-gay – “Un Cristiano, un conservatore e un Repubblicano, in quest’ordine” si autodefinisce Pence. Una fede fervente che gli ha causato più di uno scontro con le comunità LGBTI dell’Indiana. Nel 2015 il candidato vice-presidente ha infatti firmato un controverso disegno di legge che, secondo i critici, avrebbe permesso a ristoranti e fornitori di cibi e bevande di non vendere i propri prodotti a gay e lesbiche. Il Religious Freedom Restoration Act permetteva una specie di obiezione di coscienza ai ristoratori molto religiosi. Dopo la minaccia di essere boicottato da altri Stati e da alcune grosse aziende, come Nascar, e dalla Nba, ha emendato la legge specificando che non poteva essere utilizzata contro cittadini omosessuali.

Funerali obbligatori per feti abortiti – Nel marzo di quest’anno Pence ha poi provato ad abolire la legge che permette di abortire per cause legate all’anormalità, al sesso o alla razza del feto. “Una legge onnicomprensiva che afferma il valore di ogni vita umana” aveva dichiarato, attirandosi le critiche anche di alcuni colleghi di partito. In questa grande legge pro-life era contenuta anche una bizzarra postilla che avrebbe obbligato le donne a organizzare, a proprie spese, un funerale per ogni feto morto. Anche quelli causati da aborti spontanei e a prescindere dal mese, o dalla settimana, di gravidanza. Una circostanza che ha provocato una lunga serie di ilarità. La legge è poi stata bloccata da un giudice federale, perché violava il diritto di scegliere della donna.

Porte chiuse ai profughi siriani – Da governatore ha provato a impedire che le agenzie statali aiutassero i profughi siriani a reinsediarsi nel territorio dell’Indiana. Poi, tre giorni dopo gli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi, in cui un passaporto siriano è stato trovato sul luogo degli attentati, ha anche cercato di tagliare i fondi all’organizzazione no-profit Exodus Refugee. Il passaporto, si è poi saputo, era di una delle vittime. Secondo l’Associated Press, l’associazione lo ha denunciato, ottenendo giustizia da un giudice federale che ha giudicato la decisione del governatore “discriminante per i profughi siriani”.