Primi giorni di amministrazione 5 stelle a Roma e continuano le polemiche sui nomi scelti per gli incarichi assegnati dentro e fuori la giunta della neosindaca Virginia Raggi. A essere contestato questa volta è Marcello Minenna, assessore al Bilancio e dirigente Consob: ha annunciato che terrà entrambi gli incarichi, ma rinuncerà allo stipendio da amministratore pubblico. Trentasei deputati Pd però hanno depositato un’interpellanza urgente al ministro dell’Economia e a quello della Pubblica amministrazione per chiedere spiegazioni “sull’orientamento del governo rispetto all’incompatibilità” e si cita il regolamento Consob che prevede l’aspettative in caso di lavoro presso enti pubblici. Intanto a far discutere all’interno del Movimento 5 stelle è anche la decisione di affidare due incarichi rispettivamente alla moglie del presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito (come già anticipato dal Fatto) e alla fidanzata del consigliere Enrico Stefano. C’è chi accusa i grillini di parentopoli, mentre gli attivisti replicano che entrambe militano da tempo nel Movimento e che “i nomi disponibili per il M5s sono pochi”.

Interpellanza dei deputati Pd: “Doppio incarico per Minenna, incompatibile”
Il provvedimento urgente, a prima firma Giampaolo Galli, intende chiedere spiegazioni all’esecutivo sulla situazione del neo assessore al Bilancio della giunta capitolina. “Quali sono gli orientamenti del governo”, si legge, “rispetto all’incompatibilità, sancita dal decreto legge istitutivo e dal regolamento della Consob, del neo-assessore al Bilancio della giunta di Roma nel caso in cui mantenesse l’incarico come dirigente della stessa Consob?”. Minnena, continuano i deputati dem, “è attualmente dipendente a tempo pieno della Consob, dove ricopre l’incarico di responsabile dell’ufficio Analisi quantitative e innovazione finanziaria. Il decreto legge di istituzione della Commissione, all’articolo 2, stabilisce che ‘al personale in servizio è in ogni caso fatto divieto di assumere altro impiego o incarico o esercitare attività professionali, commerciali o industriali'”. Si citano poi le richieste del regolamento Consob che prevede che in caso di incarico presso enti pubblici il dipendente sia “collocato in aspettativa“: “Si prevede che ‘il dipendente è tenuto a prestare la propria attività con diligenza, correttezza e spirito di collaborazione, a osservare l’orario di lavoro, ad assolvere tempestivamente i compiti attribuitigli, attenendosi alle direttive di organizzazione e di indirizzo impartitegli’ che quando ciò sia riconosciuto d’interesse per l’Amministrazione, con deliberazione della Commissione i dipendenti possono essere autorizzati ad assumere un impiego presso amministrazioni, autorità ed enti pubblici in Italia ovvero presso enti od organismi internazionali’; che in tali casi il dipendente sia ‘collocato in aspettativa senza diritto a retribuzione'”.

I deputati Pd concludono dicendo che “la situazione che si viene così a configurare desta stupore e preoccupazione”: “In primo luogo perché due incarichi così impegnativi verrebbero svolti in contemporanea e, necessariamente, a tempo parziale, quando Roma ha invece bisogno di un assessore che si occupi a tempo pieno di questioni decisive come il bilancio e la riorganizzazione delle partecipate”. E concludono: “Per quanto riguarda la Consob, poi, l’Ufficio analisi quantitative svolte una funzione di rilievo nell’ambito dei compiti che la legge affida alla commissione e non può essere coordinato da un dirigente che svolga la sua attività in modo residuale rispetto ad altri compiti’”. Infine, viene evidenziato anche il fatto che tra i compiti affidati a Minenna c’è anche quello della riorganizzazione delle società partecipate: “Tra queste c’è anche Acea, società quotata in Borsa e quindi soggetta al controllo della Consob. Da qui deriverebbe una indebita commistione fra controllato e controllore, e quindi un potenziale conflitto di interessi”.

Polemiche per l’incarico alla moglie e alla fidanzata dei consiglieri De Vito e Stefano. “Siamo in pochi”
Non c’è solo la questione Minenna da risolvere. Da giorni si è aperta una discussione interna sugli incarichi affidati alla moglie del presidente dell’Assemblea capitolina e alla fidanza del consigliere M5s Enrico Stefano. Entrambe sono attiviste da lungo tempo, ma il legame sta facendo discutere. Il blogger ed ex membro dello staff comunicazione 5 stelle alla Camera Daniele Martinelli su Facebook ha attaccato: “Parentopoli”. Ma non tutti sono d’accordo: “Il M5s è composto da poche persone”, ha scritto in un post l’ex attivista Stefano Zaghis, “Lo dimostrano le liste municipali a 18 persone anziché 24 persone, lo dimostrano le scelte fatte su base fiduciaria, anche se non completamente opportune. Poi certo ci sono delle incongruenze ma il vero problema è che in questi tre anni il M5s sia a livello nazionale, sia locale non si è strutturato, organizzato e non è cresciuto in modo coerente

La prima a essere messa sotto attacco è Giovanna Tadonio, moglie di De Vito, che non ha mai nascosto la sua parentela. E’ diventata assessore al terzo municipio. Poi c’è la fidanzata di Enrico Stéfano, Veronica Mammì: già assistente parlamentare della deputata Federic Daga, aveva un incarico al VI municipio nella scorsa legislatura e questa volta è stata trasferita al VII municipio con delega al Sociale. L’edizione del 13 luglio di Repubblica cita poi il caso dell’VIII municipio dove ci sono due casi di parentela: madre e figlia (Teresa Leonardi ed Eleonora Chisena); padre e figlio (Giuseppe Morazzano e Luca Morazzano).