“Se l’Italicum non cambia, al referendum sulle riforme costituzionali voterò no. I 5 stelle un pericolo? Sono la concretizzazione democratica della rivolta alle élite. Ma non si sa quello che vogliono”. A parlare è il presidente del gruppo editoriale L’Espresso Carlo De Benedetti che in una lunga intervista al Corriere della Sera non si è tirato indietro dall’esprimere perplessità su legge elettorale, modifica alla Costituzione e governo Renzi. Le sue parole hanno provocato la risposta dello stesso presidente del Consiglio: “Spunti interessanti e altri altrettanto interessanti su cui non sono d’accordo”. E sull’Italicum ha ribadito: “Non essendo su questo non vedo come si possa continuare a collegarlo al referendum costituzionale. Però non apro più bocca, è un tema nella disponibilità del Parlamento. A me pare di non vedere una maggioranza per modificarlo”.

Ma non solo Renzi ha risposto a De Benedetti. Luigi Di Maio, membro del direttorio e tra i probabili futuri candidati premier del Movimento, ha scritto un articolo sul blog di Beppe Grillo dal titolo “Ecco che cosa vogliono i 5 stelle”. L’editore de L’Espresso in particolare ha detto di non sapere dove i grillini intendono trovare i soldi per finanziare il reddito di cittadinanza. “Noi abbiamo trovato i 17 miliardi (cioè il 2% della spesa pubblica) che servono a restituire dignità e garantire 780 euro al mese a 10 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà. Noi sappiamo esattamente quello che vogliamo e come vogliamo farlo”. La senatrice M5s Nunzia Catalfo ha poi aggiunto: “Le nostre coperture alla proposta di legge in merito sono state ritenute ammissibili dal Senato”. Di Maio ha fatto poi una lista degli obiettivi M5s: tra questi “eliminare la corruzione”, “abbassare le tasse alle imprese”, “una banca pubblica per finanziare le idee degli imprenditori”, “pensioni dignitose per gli anziani”, “abolizione di Equitalia“, “democrazia diretta”. E poi ha concluso: “De Benedetti di cosa ha paura? Teme per le sue aziende? La loro sorte la deciderà il mercato. De Benedetti (come lui stesso ha ammesso), insieme a Renzi e il Pd appartengono a un sistema che ha fallito. E stiamo pagando e continueremo a pagare per anni i danni che hanno combinato. Il loro tempo è passato”.

L’editore de l’Espresso ha parlato della situazione politica italiana in generale e in merito al referendum di ottobre non ha nascosto i suoi dubbi. “Spero di non essere costretto a votare no. La riforma ha molti aspetti positivi. Ma se l’Italicum non cambia, esprimerò la mia contrarietà. Per questo mi auguro che intervenga la Consulta. O che lo cambi prima Renzi”. In particolare, ha aggiunto: “Non sono tra chi considera la Costituzione intoccabile. Io il 1946 me lo ricordo. Ero rientrato nell’agosto del ’45 da due anni di campo profughi in Svizzera. La prima preoccupazione era che non potesse tornare il fascismo. La nostra Costituzione, con due Camere che fanno lo stesso lavoro come in nessun altro Paese, è anche figlia della paura dell’errore. Oggi le condizioni sono del tutto mutate”. Quindi sì alle modifiche, ma no al combinato disposto con la legge elettorale: “Il combinato disposto della proposta di modifica costituzionale, e di una legge elettorale pensata per un sistema bipolare in un sistema tripolare, consente a una minoranza anche modesta di prendersi tutto, dalla Camera al Quirinale. È un pericolo che l’Italia non può correre”. Per De Benedetti “uno non può fare una legge elettorale in base alla situazione esistente; ma non può non tenerne conto. Altrimenti Renzi rischia di diventare il Fassino d’Italia. Al ballottaggio i secondi e i terzi arrivati si alleano contro il primo. Non è politica; è aritmetica“. Proprio a questo passaggio dell’intervista, Renzi ha replicato: “Il rischio che possano vincere altre forze politiche in presenza del ballottaggio sta dentro il gioco democratico, anche con una legge diversa puoi non vincere e la sinistra ha una certa expertise in questo”.

De Benedetti ha poi affrontato i tema dell’ascesa del Movimento 5 stelle: “Contestano quello che c’è ma non si sa esattamente cosa vogliano. Ora si preparano a diventare classe di governo: Grillo dice che non è contro l’Europa ma contro ‘questa Europa’: cosa significa, come la vorrebbe cambiare? La Raggi annuncia che vuole Roma pulita; bene, lo voglio anch’io; ma come? Di Maio vuole il reddito di cittadinanza; bene, ma chi lo paga?”. Per De Benedetti il rischio siamo di fronte al populismo: “È come se lampadine di colore differente si accendessero tutte insieme in varie parti dell’Occidente, a segnalare il rischio del populismo. In Italia Grillo, in Austria e in Ungheria il paranazismo. In Inghilterra il populismo si è chiamato Brexit, negli Usa si chiama Trump, in Francia Marine Le Pen. Sono movimenti diversissimi tra loro, ma indice di uno stesso disagio”.

Infine su Renzi, De Benedetti ha detto che il suo giudizio resta positivo, ma “è un formidabile storyteller di cose che vanno bene. Oggi l’economia, il lavoro, le banche non vanno bene“. Il premier dovrebbe “ribellarsi alle regole europee su due punti. Primo: nazionalizzare le banche che non ce la fanno da sole”. E poi “sul vincolo del 3% per investire sul sapere. Collegare alla banda larga tutte le scuole sarebbe il vero modo di cambiare verso”.