Il Movimento 5 Stelle sorpassa il Pd. E con l’Italicum vincerebbe il ballottaggio, sì, ma con 10 punti di vantaggio (54,7 a 45,3). E se il traino del Partito democratico è stato a lungo il suo leader, ora Matteo Renzi arranca nell’indice di popolarità, sorpassato da Luigi Di Maio e agganciato da Beppe Grillo. Il sondaggio è di Demos per Repubblica e aggrava e mette a fuoco il quadro delle amministrative che – secondo l’80 per cento degli intervistati – sono state vinte dai Cinquestelle, a fronte di un arretramento dei partiti di governo, Pd in testa.

Per questo – scrive Ilvo Diamanti su Repubblica – in caso di elezioni politiche il M5s conquisterebbe oggi il 32%, cinque punti in più rispetto alla rilevazione di aprile, e soprattutto due in più dei democratici che si fermano al 30, un crollo rispetto al 41 per cento delle Europee di due anni fa. Lega Nord e Forza Italia restano sotto al 12 (11,8 e 11,5), mentre Fratelli d’Italia resterebbe sotto al 3. Quindi anche una coalizione di centrodestra, con l’Italicum, non approderebbe al ballottaggio. Con questi dati alla mano, di fatto, scomparirebbe il tripolarismo che si era venuto a creare e si tornerebbe a un bipolarismo con protagonisti diversi. E soprattutto verrebbe meno l’unica speranza di Renzi, citata peraltro anche dopo il risultato delle Comunali: il Pd vincerebbe infatti al ballottaggio solo contro il centrodestra (e di poco, lo 0,8).

Ma in caso di sfida tra M5s e Pd e M5s e centrodestra non ci sarebbe storia in nessuno dei casi: 10 punti di distacco nel primo caso, 20 nel secondo. “Si spiegano anche – soprattutto – così le crescenti perplessità, nella maggioranza, verso l’Italicum” spiega Diamanti. La legge elettorale, aggiunge il sociologo, “riproduce, per molti versi, il dispositivo adottato per l’elezione dei sindaci. Con effetti sicuramente poco gradevoli e graditi per il Pd. E il suo leader”.

Lo scenario che si è creato dopo il voto amministrativo consegna un altro dato ormai incontrovertibile: il M5s ormai non viene quasi più percepito dall’elettorato solo come una forza d’opposizione e anti-sistema, ma come un soggetto politico maturo. Due elettori su tre, infatti, pensano che i pentastellati siano capaci di governare nelle città dove hanno vinto. La maggioranza, invece, non lo ritiene ancora in grado di governare il Paese. Ma anche questa opinione sta lentamente cambiando: più di quattro elettori su dieci pensano che sarebbe pronto a prendere la guida del governo.

Per quanto riguarda la fiducia nei leader, Grillo raggiunge Renzi, Di Maio invece lo scavalca. Certo, c’è un dato: nonostante la batosta presa alle amministrative la fiducia nel segretario-premier resta stabile al 40 per cento. Mentre il gradimento nei confronti del suo governo aumenta di qualche punto fino ad arrivare al 42 per cento. Secondo Diamanti i motivi sono principalmente due. Uno di natura politica interna, “riflette la tensione bipolare, alimentata dalla sfida antipolitica del M5s. Che polarizza i consensi e i dissensi intorno ai due protagonisti: il M5s e Renzi”. L’altro riguarda più il governo e le sfide che deve affrontare sul fronte esterno: la sicurezza, legata all’immigrazione, e le conseguenze ancora ignote innescate dalla Brexit. Ma evidentemente la sola popolarità del leader non è più sufficiente per trascinare il resto del partito e – è l’argomento delle opposizioni interne – quando finisce lo spinterogeno della leadership e non c’è più il partito, i consensi calano.

Il sondaggio di Demos è l’unico che dà il M5s davanti al Pd. Ce n’è un altro di Swg (pubblicato dal Messaggero), che disegna le stesse tendenze. Il M5s è incollato al Pd e quindi si può parlare di testa a testa in una sfida al primo turno: 30,7 il Pd (-0,4 in una settimana), 30,4 il M5s (+0,4). A seguire Lega Nord e Forza Italia (12,5 e 12,1 con un travaso degli stessi voti in una settimana). Tra gli altri partiti che entrerebbero oggi in Parlamento ci sono Fratelli d’Italia (3,9), Sinistra Italiana (3,5) e Nuovo Centrodestra (3,5).

Leggermente diverso lo scenario di Ixè per Agorà (Rai3). Il M5s arriva al 29 per cento (con un aumento dello 0,8), mentre il Pd – con un lieve incremento dello 0,2 – resiste al 31,2. Il partito che registra l’aumento maggiore è la Lega Nord (13,9, +0,8). In calo invece tutte le altre forze politiche.