Avanti tutta con la beatificazione di Aldo Moro. L’iter canonico per la raccolta di documenti e firme per la “fama di santità” procede spedito, prima del processo vero e proprio che si aprirà dopo il nullaosta della Conferenza episcopale. Una data precisa ancora non c’è, ma “siamo vicini”, dice a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Nicola Giampaolo, il postulatore che da quattro anni, per conto del Vaticano, coordina la raccolta delle testimonianze per la beatificazione dello statista della Democrazia cristiana rapito e ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978.

QUELLA CONFESSIONE Il cammino aveva subito un forte rallentamento dodici mesi fa, tanto da indurre Giampaolo a parlare di un possibile rinvio. Troppe ingerenze, aveva denunciato il postulatore, puntando il dito contro “personaggi vicini” alla commissione parlamentare d’inchiesta su Moro, che “volevano capovolgere l’iter canonico della causa”. A far salire la tensione le polemiche nate attorno alla figura di un sacerdote, Antonio Mennini: il leader Dc si confessò o no con lui nel covo di Via Montalcini? Per l’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga e per il portavoce di Moro, Corrado Guerzoni, andò proprio così. Ma Mennini, oggi nunzio apostolico in Gran Bretagna, ha smentito con decisione, anche dinanzi alla commissione d’inchiesta. Una posizione pienamente condivisa dal postulatore.

AVANTI TUTTA Ora è tutto rientrato e l’iter procede spedito, “perché il clima, rispetto a un anno fa, è più sereno. Ed è il clima giusto per andare avanti”, sottolinea Giampaolo. Non sembrano, insomma, esserci più ostacoli verso il processo di beatificazione. Alla raccolta di firme per la “fama di santità” di Moro hanno d’altra parte aderito 50 vescovi e 25 cardinali, oltre a personalità del mondo civile e politico, soprattutto di matrice democristiana ma non solo, come testimonia il sostegno alla causa dell’ex sindaco di Bari e attuale governatore della Puglia Michele Emiliano. Tra le firme a sostegno della causa anche quelle del presidente della provincia di Bari dal 2009 al 2014 Francesco Schittulli, del presidente del Consiglio regionale della Puglia fino al luglio 2015, Onofrio Introna, di alcuni democristiani di lungo corso come Pietro Pepe e Enzo Sorice.

MODELLO DI VITA Per lo statista Dc, quindi, si avvicinerebbe il momento in cui verrà proclamato beato. Ma anche martire, perché caduto, addirittura, “in odio alla fede cristiana”. E questo, sottolinea Giampaolo, “è un passaggio molto importante, che attribuisce alla figura di Moro uno spessore ancor più evidente. Del resto, non bisogna dimenticare che la figura e la vicenda di Moro, con tutta la loro tragicità, ma anche grandezza”, sostiene ancora il postulatore, “rientrano nel terzo segreto di Fatima”. E poi c’è la presa di posizione dei vescovi, per i quali andrebbe dichiarata l’opportunità della causa per la beatificazione di Moro come “modello di vita per la politica italiana”.

MIRACOLI IN ARRIVO Per la beatificazione occorre un miracolo, o una grazia. Non però se si parla di martirio, come nel caso di Moro. “I miracoli ci sono, ma –spiega Giampaolo- li metteremo in campo per la canonizzazione”, per quando cioè si tratterà di fare un ulteriore passo in avanti verso la santità di Moro. Le segnalazioni non mancano, come quella di un presunto miracolo, una guarigione. E poi c’è la vicenda di monsignor Francesco Colasuonno, artefice dell’incontro tra Gorbaciov e Wojtyla. Il prelato era nella nunziatura apostolica in Mozambico quando l’edificio venne assalito da un gruppo di guerriglieri che uccidevano chiunque incontrassero. Rinchiuso in una stanza, davanti ad un quadro di Moro, Colasuonno si raccolse a pregare, invocando il suo aiuto. “È lui il mio santo”, disse dopo essere stato tratto in salvo. Se ne riparlerà più avanti.

DALLA DC ALLE BR Lo statista di Maglie è stato a lungo protagonista della scena politica italiana, sempre sotto le insegne della Democrazia cristiana, alla quale si avvicina nell’immediato dopoguerra spinto dalla sua forte fede cattolica. Nel 1948, dopo aver rappresentato la Dc nell’Assemblea Costituente, entra per la prima volta a Montecitorio come deputato dello Scudo Crociato. Moro rappresenta la nuova generazione di dirigenti politici democristiani. Della Dc diviene segretario e poi, a 47 anni, è presidente del Consiglio. Suo, nel 1963, il primo governo del centro-sinistra, con Dc, Psi, Psdi e Pri. Ma nel 1978, proprio quando riesce a convincere la Dc della necessità di un governo di solidarietà nazionale, insieme al Pci, viene rapito e ucciso dalle Br.