“Serve un miracolo“: è questa l’analisi che il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha fatto del mercato del lavoro durante la messa al santuario di Nostra Signora della Guardia, in provincia del capoluogo ligure. Riferendosi alla situazione di Genova, che Bagnasco ha definito “non morta, ma malata”, l’arcivescovo ha sottolineato che “è da leggersi nel quadro generale del Paese dove il lavoro non decolla nonostante alcuni segni che sembrano positivi o dichiarazioni rassicuranti. La disoccupazione cresce”. “I dati dicono che il 40% delle persone comprese nella fascia d’età dai 15 ai 24 anni è in cerca di lavoro, mentre la media europea è del 22%. In termini percentuali siamo gli ultimi posti”, ha aggiunto. Per il presidente della Cei “è forte la preoccupazione anche per gli adulti che una volta perso il lavoro hanno difficoltà a ritrovarlo, con gravi danni per la loro dignità e le loro famiglie. Diventa un peso insostenibile anche la ricerca di beni come la casa”.

“Mentre la platea dei poveri si allarga inglobando il ceto medio“, ha chiosato l’arcivescovo, “la ricchezza cresce e si concentra sempre più in mano a pochi. Auspico che la concentrazione di risorse incrementi copiosamente gli investimenti in attività produttive a vantaggio dei lavoratori” perché “la povertà tocca 4 milioni di persone, quasi il 7% degli italiani. Lo scorso anno la Chiesa ha distribuito più di 12 milioni di pasti agli italiani”.

Nel frattempo, nella sua relazione annuale, Bankitalia lancia l’allarme: la crescita dei salari potrebbe toccare il “minimo storico” nel 2016. Senza la sigla di nuovi contratti, infatti, l’incremento delle retribuzioni di quest’anno si fermerebbe allo 0,8%, valore dimezzato rispetto al 2015: lo scorso marzo, per esempio, i contratti non rinnovati pesavano per circa il 50% del monte salari.

Palazzo Koch spiega che anche i pochi contratti rinnovati nella seconda metà del 2015 “non prevedono tranche di aumento significative nel corso del 2016” perché riflettono aspettative di inflazione deboli: sue stime rivelano che a partire dal 2008 è cresciuto il grado di correlazione tra variazione dei salari e aspettative di inflazione e che gli accordi raggiunti in alcuni settori, come quello della chimica-farmaceutica e della gomma-plastica, prevedono “possibili futuri aggiustamenti” in caso di una inflazione che si discosti in modo significativo da quella presa a riferimento nel contratto. Ma il ”rischio”, secondo Bankitalia, è di una “ulteriore intensificazione delle pressioni al ribasso sulla dinamica dei prezzi, se l’evoluzione dell’inflazione dovesse continuare a essere peggiore di quella prevista nei contratti”.