La Partita del Cuore, dove la Nazionale Cantanti sfida a turno le raccogliticce forze di altre categorie VIP ha il merito di versare gli incassi a Telethon e il demerito di rappresentare un vertice della beneficenza sbandierata, dove i beneficiati, non invitati in tribuna, offrono il pretesto a questa sorta di Ballo Excelsior della società dello spettacolo, con modi che sanno più dell’antico sfoggio delle aristocrazie che del people show che domina gli attuali mass media.

Quanto sopra premesso, nel 2016 il cuore della Partita del Cuore si è fatto più piccolo perché la vittoria per 5 a 4 dei cantanti sulle cinema stars (del resto si sa che i cantanti debbono per forza avere fiato) ha radunato 2,5 milioni di spettatori contro i 3,6 dell’anno passato. È vero, quest’anno a troneggiare nella serata c’erano Chi l’ha visto?, col suo inscalfibile pubblico di pantere grige, e Amici di Maria de Filippi, che conta sul patto generazionale con le classi di età più giovani (e le loro mamme) impegnate a collaudare la consistenza di abilità (vengono messe in scena) e sentimenti (si piange moltissimo) al fine di selezionarne la scorta per il futuro che attende e preoccupa i ragazzi.

In effetti qualche penna la Partita ha ceduta tanto al primo quanto al secondo dei programmi concorrenti proprio nei segmenti di pubblico che ne sono gli abituali frequentatori, e cioè giovani e donne adulte. Però, e qui i conti concorrenziali non tornano, ad allontanarsi molto più precipitosamente dall’evento beneficante sono stati i maschi al disopra dei 45 anni. E questo già ci pare l’indizio di una crisi per così dire dell'”ideologia” della Partita del cuore piuttosto che di una semplice serata andata storta. Un secondo indizio in questo senso è costituito dal fatto che la disaffezione è “socialmente concentrata” ai poli opposti della scala economico-sociale, tra chi sta giù e tra chi sta in cima, i primi socialmente ed economicamente depressi, gli altri rampanti sotto entrambi gli aspetti. Mentre relativamente fedele all’appuntamento è rimasto il mondo dei ceti intermedi.

E così, dato che dalle cifre dell’auditel cerchiamo di spremere l’impossibile, siamo portati a intravedere una doppia radicalizzazione: di chi ancora sta immerso fino al collo nella crisi e che a vedere messa in scena la bontà d’animo delle élite dello spettacolo sente uno strizzone allo stomaco vuoto; e di chi dalla crisi è bell’e che uscito (ammesso che ci sia mai entrato) e tende ad allentare il senso di compartecipazione sociale sicché l’oleografia che prima pareva potesse riguardarlo oggi gli pare estranea. E così entrambi danno un calcio alla Partita.

Articolo aggiornato il 25 maggio 2016