Venti assunzioni in pochi mesi portano viale Mazzini alla temperatura di ebollizione. L’Usigrai, il sindacato interno dei giornalisti, ha annunciato un esposto all’Autorità Nazionale Anticorruzione, e per conoscenza alla Corte dei Conti, per chiedere di verificare “se tutte le nomine esterne siano state fatte nel rispetto delle procedure che la stessa Rai si è data nel Piano triennale anticorruzione”.

Dall’inizio della sua gestione – come ricorda in un articolo pubblicato oggi La Stampa – il dg Antonio Campo Dall’Orto ha chiamato 20 dirigenti esterni, mentre lo statuto della Rai prevede che tali manager non possano superare il 5% dei 252 dirigenti totali (quindi circa 13) e che debbano essere assunti a tempo determinato, restando in carica per il mandato del vertice aziendale. Inoltre, in base alla legge anticorruzione, è necessaria “una ricognizione preliminare della disponibilità di risorse interne adeguate in termini qualitativi e quantitativi a ricoprire la posizione ricercata”.

La Rai affida la propria risposta a una nota: “Lo statuto e il Piano Triennale Anticorruzione sono stati pienamente rispettati e per la prima volta nella storia della Rai i nuovi dirigenti hanno quasi tutti contratti triennali, il che consentirà di risparmiare cifre molto significative negli anni a venire. Inoltre i manager esterni assunti, alcuni dei quali in sostituzione di altri che hanno lasciato l’azienda, non sono 20 ma 17 e il loro costo non è di 8 milioni di euro, come ipotizzano i sindacati, ma di circa 4 milioni“. “Per quel che concerne le norme dell’anticorruzione – prosegue Viale Mazzini – la Rai rispetta in pieno quanto contenuto nel proprio Piano Triennale, facendo ampio ricorso allo strumento del job posting per il reperimento di professionalità interne”.

Poco dopo l’Usigrai torna all’attacco: “Come nel caso Riina a Porta a Porta, il comunicato Rai è una toppa peggiore del buco. La Rai dice che i contratti sono ‘quasi’ tutti triennali, e che al job posting si è fatto ‘ampio ricorso’. Bene, noi riteniamo che le regole non si rispettino “quasi” né in maniera “ampia”: le regole si rispettano sempre e per intero. E la trasparenza la si pratica non a giorni alterni”. “Detto questo – sottolinea ancora il sindacato dei giornalisti -, francamente noi non siamo appassionati della polemica, sarà l’Anac a decidere se le regole sono state violate o meno. E la Corte dei conti a valutare, di conseguenza, l’eventuale danno erariale”.

“Proporrò al presidente Roberto Fico di convocare in Commissione di Vigilanza il direttore del personale e dell’internal audit Rai – annuncia Michele Anzaldi, segretario della Commissione di Vigilanza – perché sono loro i responsabili per legge dell’attuazione del protocollo anticorruzione”. “Dopo l’eco avuta dalla vicenda, quello del sindacato mi sembra un atto obbligato – prosegue il deputato del Pd – Secondo la lettura dei vertici Rai il tetto dei dirigenti esterni non è stato superato, ma, secondo la lettura predominante è stato ampiamente superato. Il tetto del 5% si riferisce ai tre anni di mandato, è chiaro che non può che essere retroattivo. Se così non fosse, di questo passo, a quanti dirigenti arriveremmo nei tre anni? Una cinquantina? E poi, perché ci hanno messo ben tre mesi per approvare il regolamento? Forse per fare tutte queste assunzioni? Per non parlare dei consulenti, se contiamo anche loro arriviamo molto più in alto”.

“Il problema – continua Anzaldi – è che questi vertici li abbiamo nominati noi. Non sappiamo più come difenderli. Se si guardano i curriculum delle persone chiamate, si tratta di gente esperta in altri settori, non in quello televisivo. Non hanno curriculum adatti a superare il job posting interno, perché in Rai ne troverebbero cento di figure più adatte rispetto alle loro”.