Lo show di Beppe Grillo a Torino di venerdì sera continua ad attirare le polemiche. Dopo gli attacchi del Pd sullo sketch della comunione a base di grilli secchi che il comico ha distribuito agli eletti del Movimento 5 Stelle (tra cui il senatore Alberto Airola e il consigliere regionale Davide Bono), ritenuto blasfemo anche da Famiglia Cristiana, ora le critiche riguardano il patrocinio del Comune di Torino, un atto che consente di pagare un’imposta sulle affissioni meno costosa.

A sollevare la questione oggi pomeriggio durante il consiglio comunale è stato Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia), al quale l’assessore Giuliana Tedesco ha risposto che l’amministrazione non aveva concesso nessun patrocinio allo spettacolo “Grillo vs Grillo”, ma all’associazione Radar per una rassegna di quattro eventi, tra i quali non era previsto lo show del comico. Per Marrone quello è stato un “patrocinio abusivo” che “apre una questione politica grave” perché era uno “show commerciale” con gli esponenti dei Cinque stelle in prima fila, “tra cui la candidata sindaca Chiara Appendino”. Secondo lui è “incredibile che chi vuole moralizzare il Paese e Torino mescoli interessi commerciali e privati con la politica”. Il leghista Fabrizio Ricca chiede invece che le associazioni che hanno organizzato lo spettacolo siano cancellate dal registro delle associazione della Città “per evitare che possano continuare ad ottenere contributi”. A loro si unisce anche il capogruppo del Partito democratico Michele Paolino: “Trovo inimmaginabile che uno spettacolo a pagamento possa poi degenerare in un comizio politico, con l’utilizzo di modalità oltraggiose rispetto al motivo per cui si è richiesto il patrocinio”, dice in riferimento alla “comunione” coi grilli secchi. Il suo intervento, poi, si è rivolto verso chi ha organizzato e pubblicizzato l’evento.

Il consiglio comunale si è spaccato. Il dem Silvio Viale ha minimizzato l’episodio ricordando che “si tratta di uno spettacolo di satira e, credo, che se ne parli soltanto perché Grillo è anche un politico”. Per Maurizio Trombotto, di Sel, il capogruppo Pd “pare non comprendere la forza della satira”, mentre il partito democratico “si sta confermando lontano da posizioni laiche, dimostrandosi sempre più un ‘partito di baciapile’”. Per lui è stato patetico lo show, ma anche il dibattito in aula. Per l’unico “grillino” in assemblea, Vittorio Bertola, lo sketch non era un’offesa ai credenti, ma “si trattava invece di satira sullo stesso Movimento 5 stelle e su Grillo, accusato dalla politica e dai media di essere un guru e un santone”. Poi ha aggiunto: “Fa specie vedere che chi tra voi poco tempo fa gridava Je suis Charlie oggi rinnega il diritto di satira”. Anche lui tira in ballo l’associazione Radar, il cui “patron è stato candidato alle ultime elezioni comunali nelle liste di Sel”, informa.

L’amministrazione – ha assicurato l’assessore – farà accertamenti sull’utilizzo del simbolo della Città sui manifesti e valuterà eventuali provvedimenti. Intanto, però, il patron della “Radar” Luciano Casadei spiega come sono andati i fatti: “Da anni organizziamo la rassegna ‘Colonia Sonora’, prima concentrata in pochi giorni e ora distribuita nel corso dell’anno. Per questa ragione chiediamo all’inizio della stagione il patrocinio fornendo la lista dei primi eventi definiti, a cui si aggiungono gli altri”. Tra questi altri c’è lo spettacolo “Grillo vs Grillo”. Sui contenuti, afferma di non avere responsabilità: “Quando chiediamo il patrocinio firmiamo un regolamento contro spettacoli offensivi e blasfemi, ma non possiamo sapere prima il contenuto”, aggiunge. Poi conclude: “In realtà tutti si spaventano perché siamo sotto elezioni”.

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