La gestione pubblica del servizio idrico non dovrà più essere obbligatoriamente pubblica, ma solo in “via prioritaria”. E’ stato stralciato dalla proposta di legge M5s l’articolo 6 sulla ripubblicizzazione che avrebbe permesso l’applicazione del referendum del 2011. I deputati grillini e di Si-Sel hanno manifestato con cartelli davanti a Montecitorio: “Stravolto l’esito del referendum: arroganza della maggioranza senza confini. L’acqua non si vende“. La deputata M5s Federica Daga ha annunciato che lei e i colleghi ritireranno la firma dal provvedimento. La capogruppo 5 stelle in Senato Nunzia Catalfo: “Il Pd vuole affossare il volere di 27 milioni di italiani”.

Tra i manifestanti c’è anche chi ricorda che il presidente del Consiglio, ai tempi sindaco di Firenze, nel 2011 aveva annunciato il suo sì al referendum per la gestione pubblica del sistema idrico. “L’obiettivo di votanti e astenuti”, aveva commentato subito dopo il risultato, “adesso deve essere quello di ‘accettare il risultato e ‘non cercare di fare come in passato i giochini per far finta di nulla”. Addirittura Renzi si era spinto fino a proporre che il Comune di Firenze “riacquistasse il 40 per cento della società Publiacqua”.

Approvato emendamento Pd, parere contrario del Mise
La commissione Ambiente alla Camera in mattinata ha dato il via libera all’emendamento Pd, riformulato dal relatore, alla proposta che dispone l’affidamento diretto del servizio idrico “in via prioritaria” in favore “di società interamente pubbliche, in possesso dei requisiti prescritti dall’ordinamento europeo per le gestione in house, comunque partecipate da tutti gli enti locali ricadenti nell’ambito territoriale”. L’emendamento, approvato con il voto contrario dei deputati M5s e Si-Sel, è passato nonostante il parere negativo del ministero dello Sviluppo economico. Per il Mise, secondo il testo che l’agenzia Public Policy ha potuto vedere, “il generico utilizzo” della formulazione in via prioritaria non sarebbe “conciliabile con i principi di concorrenza, in quanto non vengono esplicitati i criteri con i quali scegliere l’opzione di affidamento in house o altra tipologia”. Attualmente la legge prevede invece che “l’affidamento diretto può avvenire a favore di società interamente pubbliche”, sempre in possesso dei requisiti necessari.

La proposta di modifica approvata è la stessa che sancisce che “il servizio idrico integrato è considerato un servizio pubblico locale di interesse economico generale assicurato alla collettività”. L’emendamento – che sostituisce per intero l’articolo 4 della proposta M5s – si richiama espressamente alla direttiva Ue 2014/23 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione e sul principio di delega contenuto nella riforma degli appalti approvata di recente, a cui un altro emendamento Pd approvato si richiama.

 

Polemiche in commissione, M5s: “Stravolto il referendum”. Si: “Arroganza della maggioranza senza confini”
Nel corso dell’esame dell’emendamento c’è stato uno scontro tra il deputato M5s Alessandro Di Battista, che voleva riprendere le votazioni, ed i deputati Pd. Il presidente di turno Tino Iannuzzi ha ricordato che le riprese non sono consentite per regolamento. In particolare Di Battista ha sostenuto che il Partito democratico vorrebbe ribaltare la volontà popolare espressa con il referendum del 2011: “State violentando l’esito del referendum”. Poco prima era intervenuta la responsabile Ambiente del Pd, Chiara Braga, sostenendo la piena adesione dell’emendamento ai principi del referendum.

Polemiche anche dai vendoliani. “L’arroganza della maggioranza è senza confini“, hanno commentato i deputati di Sinistra Italiana lasciando la commissione. “Hanno stravolto a colpi di emendamenti la legge SI-M5S che avrebbe finalmente allineato la normativa italiana a quanto deciso dai cittadini con il referendum sull’acqua pubblica. Non si può subire inerti questo atteggiamento offensivo non solo per chi ha firmato e difeso questa legge ma, soprattutto, di milioni di elettori che hanno votato al referendum. Per questo abbiamo deciso di abbandonare i lavori della Commissione e di ritirare le nostre firme dal disegno di legge in discussione”.