Dopo trent’anni di battaglie a Palazzo Marino, il presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo non ci sta all’idea che l’alternativa per le prossime amministrative di Milano sia quella tra Stefano Parisi e Giuseppe Sala, i due ex direttori generali delle giunte Albertini e Moratti che considera “perfettamente sovrapponibili”. “Sono i garanti di quel sistema consociativo, di quella politica di collusione tra destra e sinistra nel nome degli affari che combattemmo negli anni novanta”. Figura di riferimento per la sinistra milanese, Rizzo ha sostenuto l’elezione di Giuliano Pisapia nel 2011. Ma proprio al sindaco attribuisce la principale responsabilità per l’esito delle primarie del Pd che hanno indicato Sala come candidato: “Avrebbe dovuto impostare l’eredità del suo mandato in modo diverso e tempestivo”. E aggiunge: “Sala non c’entra nulla con la piazza Duomo gremita di cinque anni fa”. Ma Rizzo crede che la candidatura del manager scelto da Renzi venga da lontano: “Da quando, già nel 2011, la giunta accettò senza condizioni un Expo che ai milanesi è costato 160 milioni (investimento del Comune) e che ha restituito poco alla cittadinanza, soprattutto nelle periferie, agli ultimi. Accettando quel ricatto e questo Expo come un successo è normale che l’artefice principale sia destinato a beneficiarne”. Tutto perduto? Nemmeno per sogno. Rizzo si dice convinto che l’entusiasmo del 2011 sia vivo in larga parte dell’elettorato milanese. “Ma non basta rappresentare lo spazio a sinistra del Pd”, spiega pur accogliendo positivamente la disponibilità di Curzio Maltese, europarlamentare della lista L’Altra Europa con Tsipras che ha annunciato la sua candidatura. “Serve qualcuno che possa rappresentare lo spazio enorme di quella Milano che è migliore dei due candidati che le sono stati proposti da centrodestra e centrosinistra”. E tenta il tutto per tutto: “Pisapia non è contento, sento che soffre per quanto è successo. Se prendesse atto di questo e si ricandidasse anche a dispetto delle primarie che si sono fatte, recupereremmo quell’entusiasmo”. Un azzardo? “Lavorerò fino all’ultimo perché il sogno del 2011 non si disperda”  di Franz Baraggino e Piero Ricca