Miguel Gotor ricorre alla sontuosa analisi di Gramsci per spiegare la minaccia bersaniana di andar via dal Pd, qualora l’invasione sicula del cuffarismo non venisse frenata: “Dobbiamo uscire da uno sguardo parlamentare della questione. Il problema della sinistra non è decidere se candidare Gotor e gli altri della minoranza alle prossime politiche. No, è qualcosa di più serio e profondo. Perché se si decide di andare via significa che si è spezzata la connessione sentimentale tra il Pd e il popolo di sinistra. Non è una decisione da poco. E io questo voglio evitarlo. Il problema, come vede, non è soltanto nei giochi parlamentari”.

Connessione sentimentale. Il gramscismo è la chiave di Gotor, storico e senatore del Pd, per decifrare il renzismo. Ma a questo ci arriveremo dopo. Prima c’è ancora un nodo sulla paventata scissione. Continua Gotor: “La cosa più affascinante della politica è che ti insegna a mettere da parte l’individualismo, è un’avventura collettiva. Qualsiasi cosa accadrà tra di noi, sarà una decisione presa insieme, non una somma sgangherata di narcisismi”. Si riferisce a Fassina e D’Attore, gli ultimi ad andare via? “In realtà pensavo a Civati”.

Premesso e precisato tutto questo, ecco cosa direbbe Gotor se già oggi Bersani convocasse una solenne riunione: “Bersani ha voluto lanciare un campanello d’allarme, ma noi lavoreremo fino in fondo da dentro per impedire che il Pd diventi inservibile per la sinistra”. La percezione è che però l’onnipotente premier-segretario non vi dia scampo o scelta. Gotor: “L’importante è storicizzare Renzi”. Che significa? “Significa che Renzi non è l’ultimo porto del Pd. Noi facciamo un’iniziativa al giorno. Renzi pensa sempre di non pagare un prezzo per la sua spregiudicatezza. E sta facendo un errore di fondo. Lui sta imbarcando solo ceto politico di destra, non voti. Non è un’operazione vincente, a fronte di tutti gli elettori di sinistra che se ne vanno, un’autentica scissione silenziosa”. Ma il Partito della Nazione è reale, la mutazione genetica è cupamente imperiosa. Cicchitto, Alfano, poi Verdini, adesso Cuffaro. Pezzi interi del berlusconismo traslocano nell’ampia magione renziana per un nuovo partito liquido. Obietta il senatore: “Semmai con Cuffaro è il partito acido e registro con favore la protesta del segretario regionale siciliano (Raciti, ndr) perché un anno fa rimase in silenzio quando Iacona su Raitre sollevò il problema”.

Ritornando al tema della mutazione: “Prima di Cuffaro, c’è stato Flavio Carboni, condannato per il crack Ambrosiano, che ha detto che il governo si regge grazie ai voti del suo amico Verdini. Mi stupisce che due nomi come Cuffaro e Carboni possano parlare a favore di Renzi senza che ricevano un ‘no grazie’ come risposta. Per il premier è un’evidente prova di debolezza non poter dare questa risposta. È in atto un processo di medio periodo che vede nel Pd il fulcro di un progetto neo-moderato all’insegna del trasformismo”.

Nel caso renziano la rottura qual è? “La retorica della rottamazione non è stata un nuovo inizio, ma è la coda dell’esplosione della galassia berlusconiana. Renzi sta procedendo a una restaurazione che ha il tratto di un certo andreottismo: potere per il potere senza un disegno. A differenza di Andreotti che aveva due forni, lui ne ha quattro: Verdini per le riforme, Ncd per governare, il M5s per le unioni civili, lo stesso Berlusconi per l’Italicum”. Resta in sospeso la questione antropologica su Verdini, incompatibile per via dei mocassini di camoscio blu come rivelato dal Corriere della Sera: “Non ho mai detto che lui è antropologicamente diverso, ma non ho smentito perché una smentita è una notizia data due volte, semmai si vuole parlare dei mocassini blu per non parlare delle questioni affrontate sinora. Faraone dice il Pd non è un club di iniziati? Ma neanche di affiliati”.

Gotor si ferma, prende lo smartphone e ritorna al punto di partenza gramsciano: “Ecco cosa scrive Gramsci sui ‘partiti del pressappoco’ che in Italia si formano sul terreno elettorale. Tu hai una tendenza di fondo che è l’apoliticismo delle classi popolari, quello dell’anti-casta per intenderci. Questo fenomeno è correlato allo spirito di cricca e di consorteria della classi dirigenti”. È il Pd di Renzi. Gotor, anzi Gramsci, ha ragione.