Un appalto da 200 milioni per ristrutturare la diga di Mosul. Se lo è aggiudicato l’azienda romagnola Trevi Spa di Cesena. L’annuncio è arrivato dal governo di Baghdad, con cui Roma è in contatto per definire l’invio di circa 450 militari (con altri 750 che già partecipano all’operazione Prima Parthica che prevede tra l’altro l’addestramento delle forze curdo-irachene) a protezione dei cantieri e della struttura controllata dalle forze curdo-irachene, nel nord dell’Iraq e a circa 30 km dalle aeree in mano allo Stato Islamico. Dell’operazione si sapeva dal 15 dicembre, giorno in cui Matteo Renzi diede l’annuncio a Porta a Porta.

La novità di giornata è un’altra. L’Italia invierà altri 130 soldati a Erbil rafforzando il suo contributo alla lotta all’Isis. L’annuncio del ministro della Difesa Roberta Pinotti è arrivato a chiusura del vertice dei 23 paesi più impegnati contro l’Isis. Una decisione che conferma il maggior impegno del nostro Paese nella lotta contro le truppe di Abu Bakr Al Baghdadi. L’ultima richiesta di incrementare gli sforzi contro i fondamentalisti era arrivata il 30 gennaio dal capo del Pentagono Ash Carter: “Spero che in futuro l’Italia considererà di contribuire con raid nella lotta contro l’Isis in Iraq.

Esclusa per il momento l’ipotesi raid, l’Italia è pronta a rafforzare la presenza dei suoi soldati nel Kurdistan iracheno: “Altri 130 militari italiani saranno dislocati a Erbil”, ha annunciato la Pinotti in serata, spiegando che avranno elicotteri di “protezione e soccorso” che consentirà missioni di recupero di feriti in combattimento. “Noi siamo pronti e il decreto è al vaglio degli altri ministeri. Spero che arrivi, se non a questo, al prossimo Consiglio dei Ministri”, ha aggiunto, sottolineando che si tratta anche di una risposta alla Francia, che aveva chiesto di rafforzare il nostro impegno. “Gli americani stanno pensando di spostare questi assetti in Turchia per poter intervenire in Siria, e dunque si tratta di un nuovo e significativo impegno che l’Italia dà alla lotta al terrorismo“, ha concluso la titolare della Difesa.

Diga di Mosul, appalto da 200 milioni all’italiana Trevi – La diga di Mosul, fondata su una roccia carsica con prevalenza di gessi, rischia il crollo e gli Stati Uniti avevano ribadito nei giorni scorsi l’urgenza di avviare lavori di restauro per evitare una “catastrofe”, evocata dai rappresentanti di Washington e di Baghdad sin dal 2007. “La diga di Mosul è una grande sfida”, ha detto oggi a Roma il segretario di Stato Usa John Kerry. “Abbiamo spinto per far progredire questo impegno”, ha aggiunto Kerry, assicurando che il presidente Barack Obama in persona ha seguito con attenzione gli sviluppi.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, da parte sua, ha riferito che i contatti con Baghdad e con la coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Usa “vanno avanti da settimane” per definire le modalità d’azione dei soldati italiani a difesa della diga, costruita negli anni ’80 sul fiume Tigri. “La partecipazione dei nostri militari si definirà molto presto”, ha assicurato Gentiloni, che ha parlato di “contatti positivi” con il premier iracheno in questo senso.

I soldati, che potrebbero essere schierati a partire da maggio prossimo, dovranno difendere il cantiere e i circa 40 tecnici italiani che ci lavoreranno. Il contingente dovrebbe essere costituito dai bersaglieri della Brigata Garibaldi, oltre a reparti di forze speciali, artificieri e altri assetti con copertura aerea della Coalizione anti-Isis.

Fonti diplomatiche e governative in Iraq affermano che il valore del progetto si aggira attorno ai 200 milioni di dollari. Secondo le fonti, Baghdad ha chiesto alla Banca Mondiale un prestito di questo valore finalizzato al progetto. Il progetto sarà diviso in due interventi da svolgere in contemporanea: il primo riguarda il rafforzamento delle fondamenta con iniezioni di cemento; il secondo la riparazione di una delle due saracinesche, cioè le aperture a monte che vengono azionate quando è necessario scaricare acqua per diminuire la pressione sulla diga.

Il contratto, che potrebbe essere definito e firmato “nei prossimi giorni” tra le autorità di Baghdad e la Trevi Spa di Cesena, sarà del tipo ‘cost plus’: la quantità dei finanziamenti sarà calibrata passo dopo passo secondo quelli che saranno i costi.

L’esecutivo di Baghdad è però riflesso di una realtà politica eterogenea, dove non mancano scontri e divergenze interne. A dicembre, il ministro delle Risorse idriche, Mohsin Shammari, aveva affermato che “l’Iraq non ha bisogno di alcuna forza straniera per proteggere il suo territorio, i suoi impianti e la gente che ci lavora”. E all’invio dei militari italiani si era opposto nettamente il leader radicale sciita Moqtada Sadr, già protagonista negli anni scorsi dell’insurrezione armata contro le truppe Usa.