C’è una bomba a orologeria che rischia di esplodere in Campidoglio. E, come scrivono i Cinque Stelle romani in un esposto alla Corte dei Conti, potrebbe esplodere proprio sotto la poltrona del sindaco che verrà. E’ un conto da un miliardo, forse anche di più, che incombe sulle casse di Roma Capitale: il conto finale dei ricorsi contro gli espropri fatti dal comune nell’ultimo mezzo secolo. Poco alla volta le cause stanno andando a sentenza, il Campidoglio molto spesso soccombe, gli indennizzi sono salatissimi e tali da rischiare di mandare a picco i prossimi bilanci comunali. Rendendo Roma, di fatto, ingovernabile.

CIFRE DA BRIVIDI Ad annunciare ufficialmente l’importo del debito davanti alla commissione urbanistica del Campidoglio, il 16 ottobre, è stata la dirigente dell’ufficio Espropri del dipartimento Programmazione ed attuazione urbanistica, Simonetta Cintio. Che nell’audizione, come riporta il verbale che ilFattoquotidiano.it ha potuto consultare, ha fornito ai commissari cifre da brivido: ci sono «circa 700 ricorsi contro le indennità di esproprio, 100 sentenze di Corte di appello per le indennità, 149 procedure da definire e 280 sentenze da liquidare». Il tutto con sole 32 persone a disposizione e nella più totale incertezza su chi si accollerà questa massa spaventosa di indennizzi. «E’ urgente un intervento per capire chi deve pagare», ha messo infatti a verbale la Cintio. Ci sono «visioni diverse tra gestione commissariale e segretariato su chi deve liquidare». Traduzione dal burocratese: a chi tocca tirare fuori i soldi?

BOMBA MILIARDARIA La bomba da un miliardo è pronta a esplodere. «Ed è incredibile che la notizia sia venuta fuori, quasi alla chetichella, poche ore prima che l’assemblea capitolina venisse sciolta», s’indigna Daniele Frongia, ex consigliere M5S. Perfino lui, che per due anni ha presieduto la commissione per la revisione della spesa del Campidoglio, non ha mai avuto ufficialmente notizia di questa spesa che rischia di «cadere tra capo e collo sul futuro sindaco». E contro questa  «polpetta avvelenata che il Pd lascia in eredità alla prossima amministrazione», magari guidata proprio dal Movimento 5 Stelle oggi in testa nei sondaggi, Frongia sta correndo ai ripari con un esposto alla Procura della Corte dei conti per sapere se «siano ravvisabili responsabilità riconducili agli amministratori di Roma Capitale».

ENTRA LA CORTE Il capitolo “espropri”, in effetti, in Campidoglio è un tale buco nero che nessuno ha più idea delle sue reali dimensioni. C’è dentro di tutto. A un convegno, lo scorso anno, Ignazio Marino era partito da lontano, annunciando: «Roma deve ancora pagare i terreni espropriati nel 1957 per la costruzione del Villaggio Olimpico». E quello era stato solo l’inizio. Villaggio Olimpico, case popolari (vale la pena di ricordare quelle di Tor Bella Monaca: i pronipoti del conte Vaselli, proprietario dei terreni espropriati, hanno chiuso l’anno scorso una vertenza milionaria che risaliva al sindaco Petroselli), strade, ospedali, per non parlare del grandioso progetto del Sistema direzionale orientale (SDO) che doveva creare un mega-quartiere di uffici pubblici, ministeri e università tra Tiburtina e Pietralata, e che dopo 53 anni si può definire miseramente fallito. Risultato: centinaia e centinaia di espropri, che a causa di lungaggini burocratiche si sono trascinati per decenni, con tutto un corollario di ricorsi, cause, contenziosi che si sono trascinati per altri decenni ancora.  Nel 2010, però, ecco il colpo di scena: la Corte costituzionale è intervenuta sul testo unico degli espropri, modificando verso l’alto (e di molto) gli indennizzi da liquidare.  E così i ricorsi hanno cominciato ad andare a sentenza con liquidazioni salatissime.

MARCO AL RIALZO L’ex capogruppo Pd in Campidoglio, Umberto Marroni, poco tempo fa stimava che ci fossero «contenziosi sugli espropri pari a 1,6 miliardi». L’ex commissario al debito del Campidoglio, Massimo Varazzani, più ottimisticamente parlava di «un miliardo da pagare per gli espropri effettuati e mai indennizzati», ma con l’avvertenza che «questo miliardo è stabilito per induzione, nel senso che nessuno sa davvero quanto valgono quelle 363 cause in piedi». Per l’ex vicesindaco Marco Causi, già assessore al Bilancio con Walter Veltroni, la voce “indennizzi” pesava in media sul comune «per 40-50 milioni l’anno, con punte anche di 100, tutto puntualmente coperto a bilancio». Che a calcolare una tale cifra per 10, 20, 30 anni, fa già certamente un salasso.

ALLARME ROSSO Ma attenzione: questi erano i vecchi espropri, calcolati coi vecchi indennizzi. Se adesso cominciamo a chiederci a quanto potranno ammontare le nuove indennità previste in base al nuovo articolo 42bis (modificato dopo l’intervento della Consulta), indennità che al momento sono tutte di importo sconosciuto, ovviamente mai prima previsto e dunque mai messo a bilancio… e se pensiamo che i dirigenti stessi del Campidoglio temono un salasso da un miliardo… Beh, altro che allarme rosso! «E’ incredibile, ma solo quando gli uffici per le espropriazioni del Dipartimento urbanistica e quelli dello SDO sono stati riuniti in un’unica struttura, pochi mesi fa, si è potuto fare una ricognizione più seria del contenzioso», spiega Frongia. «E lì è stato calcolato che, a breve, bisognerà pagare una cifra abbondantemente superiore al famoso miliardo».

POLPETTE ROMANE Ecco, qui si torna alla «problematica molto forte» che la dottoressa Cintio ha messo a verbale il 16 ottobre: chi pagherà quel miliardo? Quando il governo ha nominato il commissario straordinario per il debito di Roma, i debiti dovuti a espropri in corso o a sentenze di condanna per giudizi pendenti entro il 28 aprile 2008 sono stati accollati alla gestione commissariale. Ma poi è intervenuta la Corte costituzionale. E chi si accollerà adesso i nuovi oneri in arrivo dopo il time-limit di quel 28 aprile? «Non è stato possibile individuare un criterio condiviso di ripartizione», ammetteva l’allora commissario Varazzani nella relazione 2014 al Parlamento. E ha confermato la dottoressa Cintio alla commissione urbanistica: «Ci sono visioni diverse» tra il Campidoglio e il nuovo commissario per il debito, Silvia Scozzese. Lei non vuole pagare. E i Cinque Stelle si preoccupano: il rischio è che, alla fine, «il debito finisca per gravare sulla gestione ordinaria del Campidoglio».  La famosa «polpetta avvelenata» che si ritroverà nel piatto il successore di Marino.