I macchinari si rompono e i pezzi di ricambio costano troppo. Il Comune di Bologna dice addio alla Carta d’Identità Elettronica (CIE), la card grande come la tessera sanitaria che fin dal 1999 avrebbe dovuto sostituire il pezzo cartaceo marroncino che teniamo con mille difficoltà nel portafoglio. “Abbiamo deciso di chiudere definitivamente il servizio dopo le numerose sospensioni causate dalla rottura dei macchinari per la produzione delle carte”, spiega in una nota ufficiale l’amministrazione di Palazzo d’Accursio. “Questo avviene in un contesto in cui lo Stato dopo il lancio della sperimentazione, ben 13 anni fa, non ha più investito nel servizio che aveva invece l’obiettivo in pochi anni di sostituire completamente il documento cartaceo”. Quattro gli apparecchi che il ministero dell’Interno mise a disposizione per i Comuni: una stampante termografica; una postazione di scrittura/lettura microchip; una postazione di scrittura laser; un lettore/scrittore smart card. Bene, anzi male: la procedura a livello nazionale dal costo di 20 euro più 5,42 per spese varie, è codificata ancora come “sperimentale” dopo quasi tre lustri.

“La tecnologia muore in due anni figuriamoci in quindici”, spiega a ilfattoquotidiano.it l’ingegner Giovanni Manca che ha lavorato negli uffici romani alla progettazione e al lancio della CIE nel 1998. “La sperimentammo proprio a Bologna tra fine ’99 e inizio 2000 quando era sindaco Guazzaloca. Per questo la chiusura del servizio in piazza Maggiore fa più rumore che in altri casi”, continua Manca. Venticinque le carte in dotazione ogni giorno nel centralissimo ufficio bolognese che però non hanno riscontrato grande successo. “La strumentazione è ormai obsoleta, i pezzi di ricambio difficili da reperire, i costi di un’eventuale sostituzione sono elevati (…) questo e alcuni malfunzionamenti del sistema provocano dei “blocchi” più o meno lunghi del servizio causando ulteriori aumenti dei tempi di lavorazione, oltre a un disservizio per i cittadini”, spiegano da Bologna. E se nel capoluogo emiliano la situazione è al collasso, a Roma c’è soltanto un Municipio, l’VII, che emette Carte d’Identità Elettroniche, e a Milano si registra un attesa media di 6 mesi.

La stima ufficiosa parla di 60 milioni di euro di investimenti per circa 4 milioni di carte d’identità elettroniche stampate da soli 200 su 8000 Comuni italiani in 15 anni. Sempre da Bologna viene spiegato che da una recente comunicazione del Ministero dell’Interno solo per 61 di questi 200 Comuni è previsto un fabbisogno reale di carte per l’anno in corso, mentre per 139 è previsto un fabbisogno pari a zero. Tra questi 20 capoluoghi come Modena, Ravenna e Rimini. E se gli uffici anagrafe di Modena e Ravenna sono pronti a prendere un appuntamento per dare il via alla procedura, al recapito riminese nessuno ha risposto per un’intera giornata. “Anche se ve la procurate e siete fortunati ad averla nel giro di qualche giorno, quando quella cartacea viene consegnata in pochi minuti, avrete in mano nient’altro che un gadget. La CIE vale né più né meno di quella cartacea”, precisa l’ingegner Manca. “Di fondo il problema è che del chip della carta d’identità elettronica non sappiamo che farcene, è totalmente inutilizzabile. Nel tempo il ministero avrebbe dovuto supportare l’emissione della card con un sistema che leggesse i dati grazie a quel chip, ma la cosa non è mai avvenuta.

La CIE è valida come documento d’identità ma non perché viene letta elettronicamente. L’unico documento che viene rilevato attraverso il chip a livello internazionale è il passaporto elettronico”. Soluzioni del problema all’orizzonte non se ne vedono, almeno per il 2015-2016. Pochi mesi fa attraverso l’Agenzia Digitale il governo Renzi aveva rilanciato il sistema Spid, anche se dall’ufficio comunicazione dell’Agenda Digitale precisano: “Non sostituirà la CIE, ma sarà uno strumento parallelo che permetterà di avere uniche credenziali di accesso ai servizi digitalizzati della pubblica amministrazione e a servizi di privati”. Tra stampanti che si inchiodano e toner che non vengono consegnati, di CIE si sentirà parlare ancora per un po’: sempre alla modifica cifra di 25,42 euro.