Droga del clan per gli amministratori del Comune? “Notizie infondate” chiarì la Procura. Stampa e tv corressero il tiro. E ora, a distanza di quattro anni, il Comune di Lecce vuole verificare se vi siano state “condotte illegittime” e “deontologicamente scorrette” da parte dei giornalisti che raccontarono dell’inchiesta “Augusta”, scattata il 4 ottobre 2011. Con lo scopo di accertare responsabilità e chiedere risarcimenti per l’eventuale danno di immagine. Il sindaco Paolo Perrone (Forza Italia) parla di un “vigoroso attacco mediatico”. Accuse respinte da cinque testate locali: “Un subdolo tentativo di condizionamento nei mezzi di informazione – denunciano – di fronte agli eventuali sviluppi delle inchieste giudiziarie in corso”. Esponenti del Pd e Udc parlano di “tentativo di intimidazione”, mentre il sindaco difende la sua scelta. “L’onta di quelle accuse non è stata mai cancellata – dichiara Perrone a ilfattoquotidiano.it –  prova ne è il fatto che ancora oggi c’è chi scrive ‘Sei un drogato di merda’ sulla mia bacheca Facebook”.

LA DELIBERA DELLA DISCORDIA – Nei giorni scorsi la giunta comunale di Lecce ha approvato all’unanimità – un solo assente – una delibera istruita dal gabinetto del sindaco forzista Perrone, che affida a un legale esterno al Comune l’incarico di verificare la condotta delle testate giornalistiche nel riportare dell’inchiesta ‘Augusta’ e del presunto utilizzo di droga da parte di componenti dell’amministrazione comunale dell’epoca. Il legale dovrà accertare se tali condotte “abbiano leso l’onore e il decoro del Comune”. In caso positivo l’intenzione è quella di “intraprendere eventuali azioni risarcitorie in sede civile e richiedere iniziative disciplinari”. Sono state così consegnate all’avvocato Roberto De Matteis copie di stralci giornalistici, dichiarazioni rese alla stampa da politici locali, trascrizioni di messaggi telefonici fra il sindaco Perrone e i responsabili degli organi di stampa. Non solo: nel faldone sono stati raccolti i commenti che i cittadini hanno affidato ai social network in merito alla vicenda.

L’INCHIESTA DI QUATTRO ANNI FA – Sotto la lente sono finite le notizie pubblicate e trasmesse in video la prima settimana di ottobre del 2011. Che cosa era successo? In quei giorni tutte le testate nazionali e locali riportavano dell’operazione antimafia ‘Augusta’: 49 persone arrestate, tra cui i nuovi luogotenenti della Sacra Corona Unita. Si rincorsero notizie su possibili contatti tra un gruppo criminale finito sotto scacco e alcuni esponenti politici e su presunte cessioni di droga ad amministratori comunali dell’epoca. A fare chiarezza, l’8 ottobre, ci fu il procuratore della Repubblica Cataldo Motta con una nota ufficiale: negli atti di indagine non vi è nulla che faccia desumere un qualsivoglia rapporto tra politici leccesi e spacciatori. Nessun politico, da quanto risultava dalle indagini, era coinvolto. Il procuratore parlò di “infondatezza delle suddette notizie, che ingiustamente coinvolgono persone del tutto estranee alle indagini, a tutela della loro onorabilità”. In quelle ore molti amministratori si sottoposero all’esame tricologico per dimostrare di non fare uso di droga. Le testate riportarono le dichiarazioni di Motta, ripristinando i fatti.

CINQUE TESTATE PRENDONO POSIZIONE – Quattro anni dopo l’accaduto la questione riesplode per le intenzioni del sindaco Perrone. E La Gazzetta del Mezzogiorno, Nuovo Quotidiano di Puglia, Telenorba, Telerama e LeccePrima hanno deciso di intervenire con comunicato unitario. “Il ripensamento a scoppio ritardato ha sempre qualcosa di non detto, se non proprio di sospetto” scrivono le testate, specificando che se è vero che non c’è stato alcun coinvolgimento nell’inchiesta da parte di politici, è altrettanto vero che non ci fu mai “nessun nome sbandierato”. Giornali ed emittenti bollano la delibera come “un subdolo tentativo di condizionamento dei mezzi di informazione, di fronte agli eventuali sviluppi delle inchieste giudiziarie in corso”. Chiaro il riferimento anche all’inchiesta sull’assegnazione degli alloggi popolari e che vede indagati (per ora) un funzionario, due assessori e il vicepresidente del consiglio comunale. Nella nota si esprime “sconcerto e indignazione” per la decisione di “parlare ora, e solo ora, di danni all’immagine per una vicenda finita da tempo in archivio, e pressoché dimenticata da tutti”. Poi la presa di posizione nei confronti dell’amministrazione Perrone: “I danni di immagine subiti dalla città negli ultimi tempi – si legge nel comunicato – si devono piuttosto a scelte discutibili”.

LA REPLICA DEL SINDACO – Il sindaco non arretra. “Voglio specificare che l’iniziativa non è stata intrapresa per intimorire o punire i giornalisti – spiega Perrone – perché le insinuazioni non partirono dalle testate, ma dai nemici della giunta. Al vaglio ci sono anche dichiarazioni rese da “esponenti politici già amministratori dell’ente e componenti dell’assiste comunale”. Perché solo ora? “Beh, forse ho sbagliato a non agire nell’immediato – dice il sindaco – quando fui costretto a fare il test per dimostrare che non facevo uso di droga, ma credevo che sarebbe tutto svanito come una bolla di sapone, mentre questa vicenda ha continuato a gettare un velo sull’amministrazione”. Il primo cittadino di Lecce nega che il suo sia un tentativo di intimorire la stampa: “Sarei un folle – dice – a pensare di ottenere così un trattamento migliore. Non c’entrano nulla inchieste e altre vicende, neppure quella sugli alloggi popolari. Contano le responsabilità penali. Se qualcuno dei miei ha sbagliato, pagherà”.