Un bombardamento richiesto dalle autorità afghane. Washington fornisce una prima spiegazione circa i motivi che avrebbero portato alla strage del 3 ottobre nell’ospedale di Medici senza Frontiere.  Il comandante delle forze Usa e della coalizione in Afghanistan, generale John F. Campbell, ha fatto sapere che il raid aereo Usa su Kunduz City, dove sabato è stato colpito la struttura gestita dalla ong con un bilancio di almeno 22 morti, è stato richiesto dalle forze armate di Kabul.

“Il 3 ottobre le forze afghane hanno avvertito di essere sotto il fuoco di postazioni nemiche e hanno chiesto supporto aereo da parte delle forze Usa – ha detto Campbell, affermando che è in corso un’inchiesta militare – un raid aereo è stato deciso per eliminare la minaccia talebana e per errore sono stati colpiti civili. “Questa versione è diversa dal rapporto iniziale e cioè che i raid erano stati lanciati su richieste delle forze americane sotto attacco”, ha precisato Campbell. “L’inchiesta è ancora in corso, insieme a un’altra avviata dal governo afghano. Se errori sono stati commessi, puniremo i responsabili e ci assicureremo che non si ripetano”, ha aggiunto il generale che ha espresso cordoglio per le vittime.

Msf ha chiesto “un’indagine indipendente da parte di un organismo internazionale” per far luce sugli autori materiali della strage. La richiesta di Msf risponde così – riporta la ‘Bbc’ – alle accuse del ministero della Difesa afgano che ha affermato che nell’ospedale erano presenti “terroristi armati che usavano la struttura per colpire le forze afgane e i civili”. Anche l’Onu vuole un’inchiesta “completa e imparziale” sull’attacco a Kunduz e ha espresso una “forte condanna” per il bombardamento.

“Per noi questa è la crisi più grande mai affrontata in 44 anni e non ci rassegneremo mai a sentirci dire che è stato danno collaterale. E’ oltraggioso e offensivo”, ha protestato in giornata Loris De Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere Italia. “Finora abbiamo constatato, nostro malgrado e con molta tristezza, in alcuni casi con disgusto, il fatto che immediatamente il governo afghano abbia parlato di utilizzo del nostro ospedale come rifugio per terroristi – ribadisce De Filippi – a questa illazione rispondiamo con molta tristezza che 180 persone, tra personale e malati, erano all’interno della struttura”. “Siamo indignati per quello che è successo”, incalza, spiegando che al momento “l’idea” di Msf “è quella di fermare per ora le attività” a Kunduz perché non sono garantiti gli standard minimi di sicurezza.

Come Medici senza Frontiere, altre organizzazioni hanno deciso di lasciare l’area. Le Nazioni Unite hanno ritirato lo staff: la Missione di assistenza Onu in Afghanistan (Unama) ha chiuso la scorsa settimana gli uffici a Kunduz e altre organizzazioni, come il World Food Program (Programma Alimentare Mondiale) – ricorda Irin, l’organo di informazione delle Nazioni Unite – hanno allontanato il personale dalla città a seguito dell’attacco sferrato una settimana fa dai Talebani.

Nell’ultima settimana Unama ha ritirato anche lo staff della provincia di Baghlan, che confina con quella di Kunduz, e parte dello staff da quella di Badakhshan, come confermato dal portavoce Dominic Medley, che ha parlato di “misure di prevenzione”. Il mese scorso il Wfp aveva sospeso le operazioni di distribuzione degli aiuti alimentari nel Badakhshan dopo un attacco contro un suo convoglio composto da cinque camion. Il portavoce Wahidullah Amani ha detto a Irin che l’organizzazione ha ripreso parzialmente la scorsa settimana le operazioni, sottolineando tuttavia come le condizioni di sicurezza continuino a minacciare le attività del Wfp.

Il Norwegian Refugee Council ha ripetutamente interrotto quest’anno le attività nel Paese a causa di timori per la sicurezza del suo staff. L’organizzazione ha ritirato i suoi 31 operatori da Kunduz City, dove i suoi uffici – come confermato dalla responsabile Afghanistan Qurat Sadozai – sono stati saccheggiati durante i combattimenti della scorsa settimana tra Talebani e forze governative. Da Kunduz molte famiglie sono fuggite nella vicina provincia di Takhar. “Nrc invierà squadre di emergenza nei prossimi giorni per valutare quante famiglie abbiano bisogno di assistenza e per fornire assistenza umanitaria”, ha detto Sadozai a Irin.