Il caso del referendum consultivo chiesto da genitori e insegnanti all’amministrazione Cinque stelle di Parma per scongiurare l’esternalizzazione di alcuni servizi educativi, su cui da maggio deve ancora arrivare un parere di ammissibilità, finisce sulla scrivania del difensore civico regionale.

Dopo mesi di attesa senza che dal Comune sia giunta una risposta sul quesito referendario, a muoversi è stato l’organo indipendente che ha il compito di vigilare su imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione. L’ufficio del difensore civico dell’Emilia Romagna ha fatto sapere di avere preso in carico la questione e di avere attivato approfondimenti in merito. A richiedere il suo intervento con un esposto “per omissione di atti dovuti a inerzia dell’amministrazione” sono stati i capigruppo in consiglio comunale Nicola Dall’Olio (Pd) e Maria Teresa Guarnieri (Altra politica Altri valori), a cui si sono uniti altri consiglieri di minoranza, che hanno preso le parti del comitato AttivarSi per l’infanzia, un gruppo di cittadini che da prima dell’estate sta portando avanti una battaglia contro l’amministrazione guidata da Federico Pizzarotti.

Nodo del contendere, la parziale esternalizzazione della gestione dei servizi educativi in alcuni istituti della città, deliberata dalla giunta Cinque stelle contro il parere di famiglie e insegnanti. Di fronte alle scelte dell’amministrazione, il 4 maggio il comitato aveva depositato l’istanza per un referendum consultivo per chiedere ai cittadini di esprimersi sull’ipotesi di esternalizzazione o gestione diretta dei servizi. Dal Comune però, a distanza di quattro mesi, non è arrivato alcun giudizio sull’ammissibilità o meno del quesito. E questo nonostante, spiega Dall’Olio, “i Cinque stelle abbiano sempre promosso il referendum come mezzo per la democrazia dal basso”, tanto che secondo fonti pentastellate il ritardo di Parma avrebbe fatto storcere il naso anche a diversi esponenti nazionali del Movimento, che ha sempre fatto degli strumenti di democrazia diretta la propria bandiera.

Quello che è certo è che nella città ducale la commissione chiamata a esprimersi, composta da tecnici e non politica, novità introdotta proprio dal M5S nel nuovo Statuto comunale, è stata nominata a estate inoltrata e si è riunita per la prima volta a settembre, quando ormai i giochi sull’affidamento delle strutture erano già chiusi. Infatti, come ricorda l’esposto, il consiglio comunale a maggio, dopo la presentazione di richiesta di referendum, ha proseguito l’iter per l’esternalizzazione a una società mista pubblico-privata dei servizi, confermata ad agosto con l’affidamento dei nidi e delle scuole per l’infanzia oggetto di un bando. “E’ stato evidente sin dall’inizio – aggiunge Dall’Olio – che non c’era volontà di fare questo referendum. Se avessero voluto, si sarebbe potuto accelerare l’iter e stralciare nel frattempo dalle delibere quelle relative agli istituti interessati dal cambio di gestione”. Ora invece, qualunque fosse il giudizio della commissione, o anche l’esito dello stesso referendum, ci si troverebbe in una situazione paradossale, visto che le decisioni sono state già prese, gli appalti assegnati e le scuole già cominciate. Senza contare le incongruenze normative cui si andrebbe incontro, secondo i firmatari dell’esposto. “I Cinque stelle hanno fatto il nuovo Statuto in cui è previsto il referendum, ma il regolamento attuativo non è ancora stato aggiornato e i termini per la presentazione del referendum rimangono quelli del 1996” conclude Dall’Olio. Di fatto, secondo il sistema di norme ancora vigente, le pratiche per il referendum dovrebbero essere concluse dalle amministrazioni entro 30 giorni dal deposito dell’istanza, in questo caso già trascorsi da tempo. E inoltre, secondo lo Statuto comunale, il parere di ammissibilità non può riguardare convenzioni in essere, come quella quindi dei servizi educativi affidati quest’estate.

“Con questa grave omissione dei doveri giuridici, statutari e regolamentari, l’amministrazione comunale di Parma rende di fatto inutilizzabile lo strumento referendario, impedisce ai cittadini di esercitare i propri diritti di partecipazione alle scelte deliberative dell’amministrazione” conclude l’esposto. Ora spetterà al difensore civico esprimersi sulla vicenda.

Alle accuse dell’opposizione ha replicato il capogruppo del M5S Marco Bosi, che invece ha difeso il percorso intrapreso sul referendum dai Cinque stelle. “Con noi per la prima volta la decisione sull’ammissibilità del referendum è stata tolta alla politica e affidata a un comitato di tecnici super partes, anche se quando è stata fatta questa scelta, i partiti erano contrari a levare questo potere alla politica – ha chiarito il consigliere – Questa è la dimostrazione che la nostra volontà non è assolutamente quella di ostacolare il referendum, perché se così avessimo voluto, avremmo mantenuto la possibilità di decidere, invece di affidarla a una commissione esterna”.