“Gli imprenditori hanno resistito alla crisi nonostante e indipendentemente dalla politica”. L’anno scorso aveva preferito visitare una fabbrica a Brescia e disertare l’appuntamento polemizzando con i “salotti buoni”, questa volta invece anche Matteo Renzi si è presentato al Forum Ambrosetti di Cernobbio. A introdurlo Gianni Riotta che ha invitato i presenti a fare un applauso: “Potete dare il benvenuto al presidente del consiglio. Siete testimoni del suo debutto qui a Villa d’Este. Poi un domani ai vostri nipoti potrete dire ‘io c’ero quella volta’”. Il leader Pd, arrivato accompagnato dal suo consigliere per le politiche industriali Andrea Guerra, ha rivendicato la riforma del mercato del lavoro (“In un anno abbiamo fatto quello che la Germania ha fatto in tre) ed elencato i prossimi obiettivi, dal piano per la riduzione delle tasse fino all’impegno per la crescita del Pil “che faccia tornare l’Italia tra i leader europei”. E davanti a economisti e imprenditori ha concluso: “Il tempo dei salotti buoni è finito davvero. L’Italia deve smettere di piangersi addosso”.

“Non siamo più il problema dell’economia europea”, ha detto il presidente del Consiglio all’inizio del suo intervento, “ma siamo un Paese solido, stabile. In cui una straordinaria classe di imprenditori sta resistendo nonostante e indipendentemente dalla politica e in cui da qualche mese una nuova generazione sta cambiando le regole del gioco e l’approccio della politica. Un cambiamento molecolare e indubitabile, molto profondo che può essere in bene o in male “. Tra gli esempi della “svolta”, Renzi ha citato le nomine dei nuovi direttori dei musei “scelti con un metodo nuovo che potrà essere applicato anche in altri campi”.

Video di Stefano De Agostini

Davanti alla platea del forum Ambrosetti, Renzi ha rivendicato gli effetti della riforma del mercato del lavoro che “nessuno avrebbe mai detto saremmo riusciti a fare in così poco tempo”. “Con il Jobs act“, ha detto, “l’Italia ha fatto in un anno quello che la Germania ha fatto in tre anni. Il superamento dell’articolo 18 non so se sia una cosa positiva o negativa, io ho la mia opinione, ma significa che l’Italia ha voltato pagina sul lavoro, e lo ha fatto in un anno. La Germania, che spesso è citata come modello, ha impiegato 3 anni. Io l’ho detto alla Merkel”. E ha poi aggiunto: “Dal primo trimestre 2014 a oggi i numeri che abbiamo vedono un aumento dei posti di lavoro di 236mila unità, l’Italia ha perso 927mila posti di lavoro durante la crisi, quindi c’è un recupero del 25 per cento. Non è sufficiente ma i dati dicono questo”.

Il presidente del Consiglio ha anche ribadito il piano di interventi sulle tasse (“Nel 2016 saranno abolite Imu e Tasi e poste le basi per intervenire su Irap e Irpef”) e l’impegno per la riduzione del debito: “Saremo inflessibili sul far scendere il nostro debito e non perché ce lo chiede Merkel o il Paese che ci sta accanto ma per i nostri figli”. Renzi ha poi commentato i dati del Pil: “Torniamo a crescere come gli altri ma ancora non ci basta. E’ come se un ciclista dopo aver forato è tornato nel gruppo dei Paesi europei. Ma visto che non vogliamo stare nel gruppo ma ambire alla maglia rosa bisogna correre più forte. I dati del Pil non ci fanno brindare. Non erano dati desolanti prima, non sono dati esaltanti oggi”.

Per il leader Pd che si trova a dover fare i conti con un autunno di riforme in cantiere e polemiche, “è finito il tempo dei salotti buoni“. E a proposito dei prossimi impegni del governo ha detto: “Per come è fatto il nostro Paese ci sarà da discutere, in questi mesi l’ho fatto con parecchi interlocutori, la mia minoranza mi ha contestato sempre, va riconosciuta la coerenza. C’è da lavorare duro ma bisogna uscire dall’idea del ‘resistere, resistere, resistere’ perché l’Italia è una miniera di opportunità. In questi 18 mesi di governo non è passato un giorno che non trasmettessi ai mie collaboratori il senso dell’urgenza, quello di restituire non solo la possibilità di uscire dalla crisi, ma anche una passione, una speranza”. Renzi ha chiuso condannando l’atteggiamento di “chi si lamenta”: “L’Italia deve smettere di piangersi addosso. Sia i politici, sia voi che politici non siete, devono smetterla di pensare che questa è la patria degli alibi. Il tempo degli alibi è finito: ora tocca a noi”.