“#Accogliere i rifugiati siriani è un dovere del Golfo”. L’hashtag, diffuso in inglese, è stato ritwittato oltre 33mila volte in una settimana. Chiede ai sei ricchi Paesi del Golfo – Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Emirati arabi uniti e Bahrain – di farsi carico dei profughi di Damasco ai quali, finora, hanno chiuso le porte. Amnesty International li ha attaccati di recente per aver “offerto zero posti per il collocamento dei rifugiati siriani”. Accuse analoghe sono state mosse da Kenneth Roth, direttore di Human Rights Watch.

Come hanno sottolineato molti osservatori, si tratta di Paesi che dispongono di grandi risorse, oltre a essere geograficamente vicini alla Siria, alla quale sono affini anche per lingua e religione. Destinano il più alto budget alle spese militari e hanno tra i più alti standard di vita. E non hanno mai aderito alla convenzione Onu sui rifugiati, del 1951.

Ognuno di loro ha contribuito in varia misura ad alimentare il conflitto siriano, finanziando e armando vari gruppi ribelli che combattono contro il regime di Bashar al-Assad. Per entrare in questi Paesi i siriani necessitano di un visto. Ma ottenerlo in questo momento è quasi impossibile. “Il Golfo – ha scritto Sultan Sooud al-Qassemi, analista politico che vive a Dubai – deve capire che è ora di cambiare la sua politica sull’ingresso dei rifugiati che arrivano dalla Siria. E’ un passo da intraprendere in nome della morale, dell’etica e del senso di responsabilità”.

Per giustificare il loro atteggiamento, i governi del Golfo ricorrono ad argomentazioni come la sicurezza, la minaccia del terrorismo e il rischio che si stravolga il mercato del lavoro a danno dei loro cittadini. Ma il Washington Post sottolinea che la scarsa generosità della regione nei confronti dei siriani non riguarda solo l’accoglienza. La regione ha infatti destinato, complessivamente, circa un miliardo di dollari ai profughi siriani, mentre gli Stati Uniti da soli ne hanno versati circa quattro volte tanto. Il dato colpisce soprattutto se paragonato all’enorme investimento saudita in Yemen, dove ha lanciato una campagna militare contro i ribelli sciiti, innescando una guerra di cui per ora non si vede la fine. Bobby Ghosh, direttore del sito Quartz, ha sottolineato come i paesi del Golfo disporrebbero di tutti gli strumenti per l’accoglienza.

“La regione – ha sottolineato – ha la capacità di costruire rapidamente case per i rifugiati. Le mega-aziende di costruzioni che hanno realizzato grattacieli scintillanti a Dubai, Abu Dhabi e Riad dovrebbero essere ingaggiate per creare rifugi per i profughi. L’Arabia Saudita, inoltre, ha grande esperienza nel gestire grandi flussi, visto che riceve ogni anno milioni di pellegrini per l’Hajj alla Mecca. Non c’è motivo per cui tutto questo know-how non possa essere usato per fini umanitari”.