La Turchia andrà a elezioni anticipate il primo novembre prossimo. Ad annunciarlo è stato il presidente Recep Tayyip Erdogan, aggiungendo che verrà formato un nuovo governo ad interim.

Erdogan ha spiegato che il governo elettorale che porterà al voto la Turchia potrebbe includere personalità esterne al parlamento di Ankara. Il presidente turco potrebbe affidare il compito di formare questo esecutivo al premier uscente Ahmet Davutoglu, che martedì sera aveva rimesso nelle sue mani il mandato dopo il fallimento dei tentativi di coalizione. Secondo la costituzione, dovrebbero trattarsi di un governo di unità nazionale che includa tutti i partiti presenti in parlamento.

Ieri fonti del Partito Giustizia e Sviluppo (Akp), la forza politica di Erdogan e Davutoglu, avevano anticipato la proposta della Commissione elettorale (Ysk) di scegliere il primo novembre per svolgere le nuove elezioni parlamentari dopo il fallimento delle trattative tra l’Akp e gli altri partiti per la formazione di un governo di coalizione. Alle elezioni parlamentari del 7 giugno l’Akp, pur avendo ottenuto il maggior numero dei voti, ha perso la maggioranza parlamentare per la prima volta dal 2002.

Alle ultime consultazioni la sorpresa è stata rappresentata dal partito curdo Hdp di Selahattin Demirtas, fondato nel 2014, che ha superato ampiamente la soglia di sbarramento del 10% con il 13% dei voti e 79 seggi.

L’annuncio di Erdogan arriva in un momento in cui la Turchia è scossa da un’escalation di violenza interna scatenata dai gruppi di estrema sinistra – con in testa il Pkk – dopo che Ankara ha avviato una massiccia operazione militare contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan e lo Stato islamico nel sud-est del Paese. L’ultimo attentato che ha colpito il cuore di Istanbul è andato in scena il 19 agosto: colpi d’arma da fuoco e bombe a mano contro i poliziotti di guardia davanti il palazzo di Dolmabahce, che ospita alcuni uffici della presidenza del consiglio, tra cui quello del primo ministro Ahmet Davutoglu. Secondo la polizia dietro l’attacco ci sono i militanti del gruppo Dhkp-c (Partito-Fronte di liberazione del popolo rivoluzionario). Lo stesso giorno nella provincia sudorientale di Siirt una bomba ha ucciso otto soldati. Per gli investigatori, dietro c’è la mano del Pkk.

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