“Chi non torna con almeno dieci punture di zanzara non è stato al Festival Beat“. Niente paura, è una vecchia leggenda – ma neppure poi tanto, visto che l’odioso insetto è diventato il logo stesso della manifestazione finendo su manifesti, adesivi e magliette – nata agli esordi di questa kermesse, la più longeva d’Europa, dedicata alla cultura e alla musica 60’s che torna fino al 5 luglio a Salsomaggiore Terme, in provincia di Parma e promette di incendiare come sempre l’estate dei tanti appassionati.

Nata nel 1993 a Castelsangiovanni (Piacenza), grazie al sogno di Attilio Fellegara, ex-batterista di Hermits e Rookies, e poi salvata e proiettata nel nuovo millennio da Gianni Fuso Nerini, questo appuntamento ha visto negli anni una crescita esponenziale, passando attraverso crisi che potevano portarla alla sparizione e ad alcuni cambi di location, fino ad approdare nel 2007 a Salsomaggiore. Dalle punture di Castelsangiovanni, alle altrettanto zanzare-killer di Pianello, attratte dalla vicinanza del fiume Tidone, via via passando per il “salto psicologico” che lo ha portato a varcare il Po, a Zorlesco, frazione di Casalpusterlengo nel 2006, fino al luogo ideale dove la magia si rinnova ogni anno.

Salsomaggiore, tra i vecchi dancing tappa obbligata per i complessi beat negli anni sessanta, come la piscina “Leoni”, il Corallo, il Poggio Diana, che ospitavano il Cantagiro e il meglio della scena italiana dell’epoca. Non solo musica, per i sixties-maniacs. Sono tanti gli eventi in programma, dalle feste in piscina o dell’Expo vintage nell’area live di Ponteghiara (quello che stregò Liam Watson, produttore dei White Stripes), l’evento “sportivo” Mad Beatle Boots Race, ovvero la corsa con gli “stivaletti” alla Beatlese e ancora, le presentazioni di libri e l’immancabile bagno alle terme, grazie alla convenzione con il centro Berzieri, con sconti a chi soggiorna, oltre ai tanti aperitivi possibili nella splendida cittadina in stile Liberty.

Venendo alla musica, vera spina dorsale del Festival, il cartellone è piuttosto ricco. Attesi sul palco dell’area live i Radio Birdman, storica punk rock band australiana che pose una pietra miliare del rock’n’roll con il suo album “Radios Appear”. Poi la band a stelle e strisce Fleshtones, un’autentica icona che ha fuso garage rock revival, rockabilly, rhythm and blues e surf rock per creare un’alchimia esplosiva. E poi dalla Svizzera arriverà la selvaggia one man band Urban Junior, dalla Francia gli “anacronistici” Les Grys-Grys che regaleranno un’istantanea del ’66, sempre dalla Svizzera i Monsters, brutale garage-band (capitanata dall’istrionico Reverendo Beat-man) che mette insieme sixties-punk e rockabilly con grinta da vendere e la giusta dose di ironia.

Tra gli altri protagonisti, i Dead Elvis (dai Paesi Bassi), puro trash-rock’n’roll che colpisce alla bocca dello stomaco; gli italiani Ray Daytona e i suoi Googoobombos con il loro robusto surf coniugato al garage sporcato di punk; gli statunitensi Lisa Kekaula e Bob Vennum con il progetto Lisa And The Lips capace di fondere soul e garage-rock, con Detroit nel cuore.

Senza dimenticare gli anglomilanesi Beat Barons, i Bad Love Experience, I Last Killers che si esibiranno con Antonio Sorgentone (il più famoso pianista 50’s rock’n’roll/boogie woogie italiano), la pop-punk austriaca DeeCracks e la giovane band Sultan Bathery con il sound che strizza l’occhio alla psichedelia. Infine, animeranno la domenica salsese, gli emiliani Coco and the Lighters e i genovesi I Fenomeni, band dalle sonorità antiche e ricercate con accenni di psichedelia e del primissimo prog.

Giorni all’insegna del nomadismo dell’anima, per dimenticare crisi economiche, polemiche politiche, problemi personali o frustrazioni lavorative. Perché, come disse il creatore della Beat Generation, Jack Kerouac, in un’intervista in cui si presentò “lucidamente alticcio” come al solito: “Il nostro è un movimento che rappresenta persone che amano la vita e la dolcezza”. Niente più, come se poi non fosse abbastanza.