Vengo dal Senegal, sono integrato in Italia e sono nero, anzi negro. Sono politicamente innamorato di Matteo Salvini“. Sono le parole pronunciate ai microfoni di “Ecg Regione”, su Radio Cusano Campus, da Talla Diop, noto nella sua città di adozione Macerata come Paolo, attivista ventisettenne di “Noi per Salvini”. Diop, candidato nella città marchigiana in una lista che sostiene il candidato di centrodestra Deborah Pantana, difende appassionatamente il leader del Carroccio: “Salvini non è assolutamente razzista. Non ce l’ha con gli immigrati. Anzi, li ha a cuore e li tutela, invitandoli a non venire in Italia e dicendo loro: ‘Veniamo ad aiutarvi a casa vostra’.  Ho un rapporto strettissimo con lui” – continua – “ieri eravamo a pranzo insieme, mi vuole sempre vicino a lui. La Lega in passato ha sbagliato, ma con Salvini si è cambiata radicalmente pagina. Le persone intelligenti cambiano”. Entusiastici i toni sull’alleanza con Casapound: “E’ fantastica. Anche lì si specula sul razzismo, che non c’è. La sinistra attacca sempre le fazioni un po’ più a destra, accusandole di essere razziste, ma non è così. Essere nazionalisti non significa essere razzista, ma amare il proprio Paese. Oggi nel 2015 il razzismo è quasi estinto, anche se ovunque ci sono persone con il cervello piccolo. In Italia” – prosegue – “c’è tanta ipocrisia su questo tema. Se è uno è nero o negro, bisogna chiamarlo così. A me quando mi chiamano ‘ragazzo di colore’ dà fastidio“. Diop poi chiosa: “Da molti miei connazionali ricevo insulti e minacce di morte. Mi chiamano come lo schiavo nero interpretato da Samuel L. Jackson nel film “Django Unchained”: un servo venduto al padrone, all’uomo bianco. E invece esprimo le mie idee per tutelare loro. C’è più razzismo da parte dei neri verso i bianchi che il contrario. Ho trovato più neri razzisti che bianchi razzisti nella mia vita” di Gisella Ruccia