Un’associazione politica, “Oltre” uno dei nomi ipotizzati, che verrà presentata a Roma nei prossimi giorni e alla quale per il momento aderiranno 30/35 parlamentari (20 a Montecitorio e i restanti a Palazzo Madama) di dichiarata fede fittiana. Una crepa che si apre all’interno di Forza Italia per mano dell’ex governatore della Puglia e che potrebbe allargarsi in caso di disfatta alle Regionali di fine maggio. “Almeno per ora sarà qualcosa più di una corrente ma meno di un partito”, spiega a ilfattoquotidiano.it uno dei fedelissimi di Raffaele Fitto. Il quale, alla luce dei disastrosi risultati raccolti dal partito lo scorso fine settimana a Trento (4,2%) e Bolzano (3,6%), è pronto a lanciare l’offensiva definitiva per la costruzione di un centrodestra alternativo a quello di Silvio Berlusconi. Una creatura ispirata non al partito repubblicano americano, come ipotizzato dall’ex Cavaliere, ma a quello conservatore di David Cameron, fresco vincitore delle elezioni in Regno Unito.

CIAO SILVIO Un modello, quello pensato dall’uomo di Arcore, che non piace per niente a Maurizio Bianconi. Uno che dal partito se ne sarebbe già andato da un pezzo. “Berlusconi ha parlato di un comitato elettorale aperto, cioè ‘decido io, faccio come mi pare e se non sei d’accordo vai fuori’”, spiega il deputato toscano. Di fatto “si cambia il nome della confezione ma il contenuto rimane uguale, uno scenario che piace tanto a Renzi”. Il numero uno di Forza Italia, aggiunge ancora l’ex tesoriere del Popolo della Libertà (Pdl), “ha dilapidato undici milioni di voti prima affidando la gestione dell’economia a Giulio Tremonti, poi appoggiando il devastante governo di Mario Monti ed entrando in quello guidato da Enrico Letta e infine stringendo il Patto del Nazareno con Matteo Renzi. Credo abbia battuto ogni record storico: gli sarei grato se si facesse da parte”. Bianconi è soltanto uno di quelli che sostengono Fitto. Nella lista ci sono altri nomi di spicco di Forza Italia, come l’ex ministro Francesco Saverio Romano. Secondo il quale Forza Italia “o il partito del centrodestra che andremo a costruire” dovrà diventare un soggetto “scalabile” con le primarie. Insomma Romano, che ha dalla sua un gruppetto di parlamentari siciliani utili alla causa (Giuseppe Ruvolo, Antonio Scavone e Giuseppe Compagnone) non esclude, almeno a parole, la nascita di un nuovo partito. Anche se per adesso la parola d’ordine è “cautela”.

TEST PUGLIA Se ne riparlerà, stando a quanto fatto filtrare dal “cerchio magico” di Fitto, dopo le Regionali fissate per la fine del mese. Decisivo, in particolar modo, sarà il test in Puglia, dove per sfidare Michele Emiliano (Pd) la componente che fa capo all’europarlamentare ha lanciato una propria lista (“Oltre con Fitto”) e un candidato alternativo ad Adriana Poli Bortone, appoggiata da Forza Italia e Lega Nord. Cioè Francesco Schittulli. Il tutto dopo il commissariamento della costola pugliese del partito voluto a febbraio dallo stesso Berlusconi. Non è un caso, dunque, che buona parte della pattuglia fittiana venga proprio da qui. Dalla sua parte ci sono infatti i senatori Luigi D’Ambrosio Lettieri, Luigi Perrone, Francesco Bruni, Vittorio Zizza, Pietro Liuzzi e Lucio Tarquinio, ma anche i deputati Nuccio Altieri, considerato uno degli uomini più vicini a Fitto, Gianfranco Chiarelli, Benedetto Fucci, Antonio Distaso, Nicola Ciriacì (che alla Camera ha preso proprio il posto di Fitto dopo la nomina di quest’ultimo al Parlamento europeo), Roberto Marti e Rocco Palese, che nel 2010 fu il candidato del Pdl alle elezioni pugliesi ma venne sconfitto da Nichi Vendola (Sel). Dalla Toscana viene invece il deputato Guglielmo Picchi, già tre legislature alle spalle, forzista della prima ora, che nel 1993 – a soli vent’anni – fu tra i fondatori del partito nella sua Regione. Dalla Basilicata arriva Cosimo Latronico, componente della commissione Bilancio di Montecitorio guidata da Daniele Capezzone, ex pupillo del leader radicale Marco Pannella poi passato con Berlusconi e altro appartenente sicuro al gruppo dei “ricostruttori”.

FRATELLI COLTELLI Parla umbro Pietro Laffranco, classe 1970, alla seconda legislatura. “Oggi dentro Forza Italia chi ha la capacità di rappresentare qualcosa viene messo ai margini”, dice senza giri di parole. E non si tratta solo di un problema pugliese, almeno stando ai suoi racconti. “In Umbria – dice il deputato forzista – al consigliere regionale uscente Rocco Valentino è stato detto: ‘Siccome tu sei amico di Laffranco, che è amico di Fitto, non puoi candidarti con Forza Italia’. Roba da matti. La verità è che col Pdl abbiamo iniziato a scavare la tomba del centrodestra mentre col Patto del Nazareno è arrivato il colpo di grazia”. Ma allora perché non uscire dal partito? “Ne stiamo discutendo”, risponde Laffranco, “vedremo se l’associazione che lanceremo nei prossimi giorni potrà diventare un partito vero e proprio o un pezzo di una nuova formazione di centrodestra. Spero che possa aprirsi un percorso comune con la Lega Nord, ma non siamo d’accordo su tutto, come ad esempio l’uscita dall’euro. Nel frattempo – conclude – sarebbe bello se Berlusconi contribuisse a creare un nuovo movimento lasciandogli poi una sua libertà d’azione”.

DALLE ALPI ALLA SICILIA Quattro sono invece i campani al fianco di Fitto: Ciro Falanga (in passato vicino a Nicola Cosentino), Antonio Milo, Eva Longo e Giuseppina Castiello, nata e cresciuta in Alleanza Nazionale (An) prima di aderire al Pdl e poi a Forza Italia dopo la scissione del novembre 2013. A rappresentare la componente fittiana in Trentino Alto-Adige c’è invece Cinzia Bonfrisco, ma del gruppo fanno parte pure il siciliano Salvatore Tito Di Maggio (eletto nel 2013 nelle liste di Scelta Civica prima di traslocare nel gruppo Grandi Autonomie e Libertà), l’abruzzese Fabrizio Di Stefano, anche lui con un passato in An, il vicecoordinatore regionale in Calabria Giuseppe “Pino” Galati e il bergamasco Lionello Marco Pagnoncelli. Insomma, per dirla con un parlamentare di fede fittiana che chiede l’anonimato, “la vittoria di Cameron in Inghilterra può aiutare la formazione di un’aggregazione politica che il Partito popolare europeo non è più in grado di rappresentare: qui da noi, intanto, abbiamo bisogno di una forza che raccolga l’eredità del Pdl e di Forza Italia che sia a livello locale che in Parlamento rappresenti un’alternativa al Pd di Renzi”. Meglio se con Berlusconi fuori dai giochi.

Twitter: @GiorgioVelardi