L’Aquila ricorda i 309 morti del terremoto del 2009 con una fiaccolata. Erano le 3.32 della notte tra il 5 e il 6 aprile di sei anni fa quando una scossa rase al suolo il capoluogo abruzzese causando 1500 feriti e 70 mila sfollati, oltre che le vittime.

L’iniziativa è stata organizzata dai Comitati dei familiari delle vittime. Il corteo, che parte da via XX Settembre (all’altezza del vecchio tribunale) e termina in piazza Duomo, si conclude come di consueto con la lettura dei nomi, accompagnata dai 309 rintocchi delle campane della chiesa di Santa Maria del Suffragio (nota come ‘delle Anime Sante’) dedicati alla loro memoria. Durante il percorso toccati molti dei luoghi simbolo della tragedia, primo tra tutti la Casa dello Studente, nel cui crollo morirono otto giovani.

Diverse anche le funzioni religiose. Tra le principali quella nella chiesa di San Giuseppe Artigiano, in piazza Duomo, e quella nella chiesa-tenda di Santa Maria del Soccorso, nei pressi del cimitero monumentale.
Alla fiaccolata commemorativa presente anche il Gonfalone della Città di Pescara “per attestare – ha detto il sindaco Marco Alessandrini – una vicinanza simbolica e una presenza alla costruzione della memoria collettiva che contraddistingue il nostro cammino sin da quando è iniziato, ma anche per programmare i primi passi di un gemellaggio fra le municipalità che non sarà solo una manifestazione di intenti”. In città, anche i rappresentanti di associazioni nate dopo altre tragedie: quella di Viareggio e della ThyssenKrupp. Associazioni che si riuniranno in un coordinamento che si darà appuntamento proprio all’Aquila per mettere a punto il programma di un convegno nazionale su legalità e giustizia, che dovrebbe svolgersi a Roma. Prevista anche la partecipazione dei familiari di alcuni degli studenti stranieri che persero la vita la notte del terremoto.

“Ho giurato per la fine del 2017” il centro storico della città sarà restituito agli aquilani. Ha fatto intanto sapere il sindaco Massimo Cialente in un’intervista a La Stampa. “Adesso il governo ha dato i soldi”, ha speigato, “solo per quest’anno abbiamo un miliardo e duecento milioni, ma il problema è che non riesco ad avere i progetti perché il ministro Barca non mi diede retta quando gli dissi che 60 persone a processare i progetti nell’Ufficio speciale ricostruzioni dell’Aquila sarebbero state insufficienti”. “A fronte di 7500 progetti presentati riusciamo a valutarne 30 al mese, anche meno”, ha aggiunto Cialente, ci vorrebbero quindi vent’anni per valutarli tutti. “Io non sto chiedendo la luna – ha concluso -, ma una task force di ingegneri, geometri e architetti per far fronte a questi due anni di super lavoro. Altrimenti i soldi fanno la muffa”.