Sulla vicenda Eternit non è ancora detta l’ultima parola. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario da parte della Procura di Torino per l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, un altro fronte di battaglia si apre anche nel reggiano contro il proprietario della società che per decenni ha prodotto materiali a base di amianto. Emanuele Cavallaro, sindaco Pd del Comune di Rubiera, dove fino agli anni Novanta aveva sede uno dei maggiori stabilimenti italiani della Eternit dopo quello di Casale Monferrato, ha presentato quarantasette denunce per omicidio per tutte le persone che per anni hanno lavorato nella fabbrica e che poi si sono ammalate e o sono decedute per tumore a causa dell’esposizione all’amianto.

I quarantasette esposti sono finiti sul tavolo della Procura di Reggio Emilia, che potrebbe seguire l’esempio di Torino e riaprire il caso dopo che lo scorso novembre la Cassazione aveva cancellato tutte le condanne per il reato di danno ambientale per effetto della prescrizione. Dopo la sentenza in terzo grado il Comune di Rubiera, che in Appello aveva ottenuto un indennizzo insieme alle vittime, si è ritrovato al punto di partenza insieme a tutte le migliaia di persone coinvolte, che hanno visto finire in nulla un processo durato anni, che come hanno sottolineato i giudici, era già prescritto ancora prima di cominciare.

Ma il primo cittadino del comune reggiano, in accordo con le famiglie delle vittime e con i sindacati, ha deciso di andare avanti per ottenere giustizia per i suoi concittadini, e non solo. “Dopo che la pena è stata cancellata, quando ho saputo che a Torino i magistrati si erano mossi in un’altra direzione, ho deciso come pubblico ufficiale di agire e procedere per il reato di omicidio – ha spiegato il sindaco Cavallaro al fattoquotidiano.it – Il nostro territorio è stato segnato da vicino dalla storia della Eternit, abbiamo avuto vittime e ammalati, e le conseguenze le continuiamo a pagare anche oggi”. Il primo cittadino ha agito in qualità di rappresentante del Comune, consegnando le denunce per omicidio contro Schmidheiny direttamente al procuratore capo Giorgio Grandinetti, che come ha fatto il magistrato di Torino Raffaele Guariniello, potrebbe aprire un nuovo fascicolo sulla vicenda, che questa volta non andrebbe in prescrizione.

A Rubiera i sopravvissuti dello stabilimenti Icar dell’Eternit, che ha chiuso i battenti nel 1994, non sono solo i lavoratori, passati a centinaia dalla fabbrica che trattava amianto, ma anche i residenti che convivono con la paura di ammalarsi da un momento all’altro di mesotelioma pleurico per avere respirato le fibre del materiale poi rivelatosi pericoloso. “A differenza di altri casi, il mesotelioma è scientificamente riconducibile alla respirazione di fibre di amianto – ha spiegato il sindaco – Ma purtroppo ci saranno altre vittime, perché secondo le stime il picco massimo delle conseguenze sul nostro territorio sarà raggiunta nel 2020. Per questo è importante che sia fatta qualsiasi cosa per ottenere giustizia”.