Non saranno i 12 anni chiesti dal procuratore generale in sede di requisitoria, ma i sei anni comminati dalla Corte d’Appello a Giovanni Donigaglia rappresentano una vittoria per le parti civili. Sì, perché a differenza del verdetto di primo grado, i giudici di seconda istanza hanno riconosciuto che una responsabilità in più per gli ex vertici della Coopcostruttori. Quella di aver provocato la bancarotta societaria da falso in bilancio, escluso in primo grado per la mancanza della prova del nesso causale con il dissesto, di aver emesso apc (azioni di partecipazione cooperativa) sulla base di quei bilanci falsi e di fatture false.

Accanto a quella penale siede la responsabilità morale. “Mamma Coopcostruttori” dava lavoro a oltre 2500 famiglie, producendo fatturati da 433 milioni di euro l’anno. Questo prima della crisi, figlia di dieci anni di appalti al ribasso e tentativi di salvataggio abortiti. Il risultato fu un crac colossale, siamo nel 2003, secondo in Italia solo a quelli Cirio e Parmalat, da un miliardo e 70 milioni di euro. Al vertice di quel colosso dell’edilizia, presidente per 43 anni, c’era Giovanni Donigaglia. “Gran lavoratore” come lo ricordano in molti, ma anche padre padrone di un’azienda che doveva fare i conti con la politica. Favori in cambio di favori. Come l’acquisto della Spal ordinato dal Pci locale nel 1990. Un atto di fede costato qualcosa come 38 milioni di euro. Sotto Tangentopoli finì in carcere per cinque volte. Venne sempre assolto. Così come per gli altri 27 processi consecutivi. Ultimi in ordine di tempo quelli collegati alla Coopcostruttori per i fallimenti di società satellite, Progresso (assolto in primo grado e in appello) e Messidoro (condanna a tre anni e mezzo e infine assoluzione).

Per il crac Coopcostruttori-Cir invece la Corte, che ha concesso le attenuanti generiche prevalenti, ha aumentato la pena inflitta in primo grado. Sei anni, come detto, all’ex patron. Solo 4 al vice Renzo Ricci Maccarini (per il riconoscimento della possibilità di adire al rito abbreviato). Con loro sono stati condannati Peppino Verlicchi (vicepresidente e responsabile produzione) a 4 anni e 4 mesi, Valentino Ortolani (vice presidente fino al ’97) a 2 anni, Giorgio Dal Pozzo (vicepresidente dal 1997 al 2003) a 2 anni e 4 mesi, Sante Baldini a 2 anni e 4 mesi, Mauro Angelini a 2 anni e 6 mesi (questi ultimi due componenti del collegio sindacale). Accanto alla pena detentiva c’è anche quella pecuniaria. Con una maxi provvisionale di 13 milioni di euro in favore dell’amministrazione straordinaria della Coopcostruttori, 250mila in favore di Cofiri, e 4mila agli ex soci prestatori.