Libri antichi, conti correnti a sei zeri, presunti raggiri, nobili decaduti. Oltre a una coda pesante fatta di cause giudiziarie e un’anziana contessa morta suicida. Più che una storia o una vicenda di cronaca, quella della Fondazione Labus Pullè di Varese e dei suoi protagonisti sembra un’epopea provinciale consumata ai giorni nostri.

Per raccontarla bisogna partire proprio dall’ultimo tragico episodio. Domenica 22 marzo, nella sua villetta di via Sanvito Silvestro, a Varese, è stata trovata cadavere Maria Luisa Cotti, vedova del conte Nicola Pullè. Aveva 75 anni ed era da tempo impegnata in una battaglia legale per aver ragione di un sospetto che la opprimeva, quello di essere stata raggirata da una persona su cui aveva (mal?) riposto tutta la sua fiducia. In casa gli inquirenti hanno trovato alcuni ritagli di giornale, articoli che parlavano della nomina del nuovo presidente della squadra di calcio Varese 1910, Pierpaolo Cassarà, suo ex avvocato nonché presidente della fondazione intitolata al defunto marito. Oltre ai ritagli di giornale accanto alla Cotti sono state rinvenute anche una serie di annotazioni in cui la donna avrebbe riassunto le proprie sfortune finanziarie, annotazioni che ora sono oggetto di verifica da parte della Digos di Varese. Intanto il pm varesino Luca Petrucci ha convalidato il sequestro dell’eredità della donna, in attesa di fare luce su tutta la vicenda.

L’eredità della contessa ora è sotto sequestro. Annotazioni e ritagli di giornale riportano agli anni della Fondazione Labus Pullè. E a un nome: Pierpaolo Cassarà

Una delle figure all’attenzione dei media subito dopo il suicidio è quella dell’ex amico Cassarà. E per capire perché occorre fare un passo indietro. Ai primi di luglio del 2013 sulle pagine dei giornali locali di Varese si era fatto un gran parlare dello “scippo” di migliaia volumi pronti a lasciare la città per la Biblioteca Ambrosiana di Milano. I volumi antichi (per la precisione ottomila) erano di proprietà della “Fondazione Labus Pullè per gli studi letterari e giuridici”, fondata nel 2008 proprio dalla Cotti vedova del conte Pullè, ultimo discendente della famiglia che per secoli ha tramandato e conservato l’importante biblioteca. Morto nel 2007 proprio mentre aveva un contenzioso aperto con i suoi amministratori, che avevao a suo dire “spogliato” il patrimonio di famiglia.

Proprio alla morte del conte irrompe sulla scena l’avvocato Pierpaolo Cassarà che, proponendosi come un fine umanista e vantando relazioni di alto livello, si guadagna la fiducia della vedova. Lei, in un incontro avvenuto nel 2014 alla presenza dei suoi legali, racconterà a Ilfattoquotidiano.it di essersi affidata totalmente al Cassarà, facendone di fatto il gestore unico dei suoi beni. Su consiglio di Cassarà la signora Cotti accetterà una transazione (come esito del contenzioso avviato dal defunto marito) da 5 milioni e mezzo di euro. Oltre alla possbilità di riappropriarsi di una parte della biblioteca di famiglia: gli 8000 volumi di epoca successiva al 1800 (quelli precedenti rimasero all’erede dell’amministratore del conte).

Con l’ingente somma a disposizione, come descritto in una dettagliata ricostruzione dei movimenti patrimoniali e finanziari (che già nel 2013 erano oggetto di indagine) Cassarà avrebbe aperto con la Cotti una serie di conti cointestati (sette in tutto) sui quali tra il 2008 e il 2012 sono stati eseguiti prelievi, pagamenti, giroconti che – sempre secondo la ricostruzione documentata dagli avvocati della signora – sarebbero andati anche a beneficio diretto di Cassarà (peraltro cointestatario). Il 23 aprile del 2008, ad esempio, gli viene pagata una nota pro forma da 500 mila euro, lo stesso anno un altro mezzo milione gli viene attribuito apparentemente senza titolo. Nel 2009, con atto firmato davanti al notaio Respini di Lugano (Svizzera), la Cotti dona a Cassarà 325 mila euro “per il grande impegno con cui è riuscito a risolvere le problematiche giuridiche nelle questioni da lui seguite”. Per un periodo di circa 30 mesi all’avvocato vengono pagate importanti somme mensili (fino a 18 mila euro) in virtù di un accordo di assistenza continuativa. Senza contare le ingenti somme prelevate in contanti (decine di migliaia di euro l’anno) e i pagamenti effettuati direttamente dalla signora.

Negli anni d’oro la contessa e l’avvocato avevano conti cointestati e lui gestiva tutto. Poi la radiazione dall’ordine e i sospetti della contessa

Non ci sono però solo i soldi. L’avvocato della nobile vedova si interessa anche a quegli ottomila libri preziosi. Un’occasione d’oro – dice chi lo accusa – per entrare da protagonista sul palcoscenico culturale della Varese bene. Sul finire del 2008 la contessa si convince a creare una fondazione per onorare la memoria del marito. Nasce così la “fondazione Labus Pullè per gli studi letterari e giuridici”, a cui vanno subito 209 mila euro (che provengono sempre dai conti della signora) e i volumi antichi, dotazione rimpinguata nel 2010 con altri 150 mila euro. A capo della fondazione, c’è ancora lui: Pierpaolo Cassarà, presidente a vita per statuto.

Oltre alla fondatrice e al presidente a vita, i nomi che compaiono nell’organigramma della fondazione fotografano in maniera lampante la condizione ambientale in cui opera Cassarà. Il ruolo di presidente onorario viene affidato niente meno che a Vittorio Sgarbi, nel ruolo di consigliere c’era Gianfranco Librandi, all’epoca semplice imprenditore e simpatizzante Pdl, oggi deputato di Scelta Civica (dopo aver dato vita al movimento Unione Italiana). Presidente onorario degli organi direttivi storici l’ex senatore forzista Antonio Tomassini, poltroncina anche a Gianfranco Bottini (Pdl), ex vicepresidente della Provincia di Varese. Cassarà gestisce a tutti gli effetti la fondazione come una vetrina, organizzando eventi con ospiti illustri ed elargendo ricche donazioni, come quella da 100 mila euro che il 26 ottobre 2009 ha effettuato a favore dell’associazione dei Cameristi della Scala, di cui diventerà presidente onorario per 2 anni, tra il 2009 e il 2011 (ruolo poi ricoperto da Guido Podestà).

Nel luglio 2010 sui giornali locali esce la notizia della radiazione di Pierpaolo Cassarà dall’ordine degli avvocati. Si tratta in realtà di un vecchio procedimento disciplinare dell’ordine di Novara chiuso nel dicembre del 2008 e confermato in tutte le sedi successive. Cassarà davanti al Gip di Novara, il 17 ottobre 2007, aveva patteggiato una pena ad 1 anno e 8 mesi di reclusione per una serie di illeciti messi in atto negli anni precedenti ai danni di alcuni assistiti, quando era praticante. Poi il procedimento disciplinare culminato appunto con la radiazione.

Letti quegli articoli la contessa Cotti si mette in allarme e decide di rivolgersi a dei legali milanesi per far loro esaminare l’operato della fondazione, sospettando che Cassarà la usasse come strumento per cercare di costruire la propria fortuna: per esempio per raggiungere l’Università dell’Insubria dove (da condannato e avvocato radiato) tiene un seminario su “legislazione e tutela dei diritti” o quella del Centro nazionale di studi manzoniani di Milano, di cui nel 2012 diventa consulente.

Al rinnovo del consiglio di amministrazione della fondazione, alla fine del 2011, al posto della contessa e del consigliere Librandi subentrano quattro avvocati, Cassarà perde così il pieno controllo che aveva avuto sino a quel momento. Il nuovo Cda decreta subito la messa in liquidazione della fondazione, ma parte un braccio di ferro con la Prefettura di Varese (ente preposto a vigilare sull’operato delle fondazioni). L’operazione di pulizia del cda, che voleva portare trasparenza nei conti, rallenta notevolmente fino al 30 aprile 2012, quando si arriva ad un nuovo decreto di messa in liquidazione della fondazione, per l’impossibilità oggettiva di raggiungere gli scopi statutari, vista l’indisponibilità della signora Cotti a continuare nel finanziamento dell’attività. Un anno più tardi viene deliberata la cessione del patrimonio librario alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, con successiva liquidazione della fondazione. In questi giorni è emersa la notizia di una causa civile al tribunale di Varese che vede opposti proprio la Fondazione e Pierpaolo Cassarà per via di una serie di spese (per un ammontare di circa 35 mila euro) che il liquidatore ha ritenuto ingiustificate. Dopo la prima udienza è stata affidata una consulenza a un commercialista al fine di fare luce sui conti.

Si ritorna così agli ultimi giorni, con la contessa trovata morta e Cassarà che a pochi giorni dagli altari del salvataggio della squadra di calcio della città – dopo aver sborsato un obolo da 170 mila euro – si ritrova nelle polveri delle ricostruzioni dei suoi rapporti con la contessa. Lui, però, continua a professarsi tranquillo: “Io non avevo più rapporti con la signora da tre anni”, dice a Ilfattoquotidiano.it. “Se questa si è suicidata non posso far altro che manifestare il mio dispiacere come hanno fatto tutti”. Poi aggiunge: “Se qualcuno mi chiederà spiegazioni, mi chiami, non ho problemi”. E sulla gestione della fondazione dice di essere un libro aperto: “Non ho niente da temere, la mia gestione è stata tutt’altro che fallimentare”.

Cassarà si difende: “Sono tranquillo, non la vedevo da tre anni. Aveva una fissazione per me. Del resto se attiro ossessione non è colpa mia”

Cassarà racconta a Ilfattoquotidiano.it la sua versione dei fatti sulle origini del rapporto, sugli anni della fondazione e sulla chiusura di quell’esperienza: “A un certo punto la signora Cotti nei miei confronti si era fissata in maniera tale da rendere ingestibile la fondazione – continua Cassarà -, non c’era più l’armonia che aveva dato corso a tutti quei bellissimi eventi, a quel punto in sede di rinnovo dei consiglieri lei ha nominato i suoi quattro sparvieri”. Poi si arriva alla liquidazione di cui sopra. Ma sul passato, su quello che accade prima della nascita della Fondazione, Pierpaolo Cassarà non si sofferma molto: “Io l’ho assistita in un contenzioso come avvocato contro gli eredi, che le ha permesso di chiudere la questione in maniera assolutamente positiva, tanto che lei, contenta perché era riuscita ad avere parte dei libri della famiglia, decise di fare una fondazione, mi propose la carica e accettai”.

Sulle accuse contenute nella memoria contabile redatta dalla defunta signora Cassarà spiega così: “Mi ha fatto un sacco di regali, di pensieri, limitati a giustificazione del rapporto che si era instaurato, non mi sarei mai sognato di fare il presidente di una fondazione, ha insistito lei e ho detto ve bene, tentiamo questa cosa…”. Anche negli ultimi anni, quella della Cotti nei confronti di Cassarà era quasi diventata un’ossessione, si sentiva tradita, vilipesa e derubata. Il nuovo presidente del Varese Calcio non si scompone: “Tutti dicono che sono una persona di grande glamour, che sono affascinante, se attiro ossessione non è colpa mia”.