Contro il Partito Democratico, che definisce un partito “carico di arroganza“. Sulla minoranza, accusata di incoerenza attraverso una sofisticata perifrasi. Ne ha avuto per tutti Massimo D’Alema al forum “A sinistra del Pd“, che si è svolto a Roma. Parole che hanno irritato i vertici del partito (“Toni degni di una rissa da bar”, chiosa Matteo Orfini, mentre Lorenzo Guerini contrattacca: “Renzi ha stravinto il congresso, fatevene una ragione”) e spaccato la fronda dem: “Dovresti chiederti perché la sinistra ha ceduto quando eri al potere”, ribatte Gianni Cuperlo.

Video di Irene Buscemi

Pomeriggio di forti turbolenze in casa democratica. Le parole di D’Alema scatenano un vortice di polemiche che risucchia le varie anime che compongono il Pd. “Una componente minoritaria in un partito a forte posizione personale e con un carico di arroganza può avere peso solo se si muove con coerenza e, una volta definiti i punti invalicabili, si muove con assoluta intransigenza“, attacca l’ex presidente del Consiglio durante l’assemblea delle minoranze dem. “Non credo che il segretario del Pd abbia unito il partito sull’elezione del presidente della Repubblica sulla base di un afflato unitario e di un appello. Ha scelto un’altra strada quando ha capito che su quella strada avrebbe persona. Credo che non intenda altra strada che questa. Non si annunciano ultimatum, si danno dei colpi quando necessario”, è la stilettata che l’ex premier infligge alla minoranza.

Il presidente della Fondazione Italiani Europei è un fiume in piena: “Il fatto che il Pd sia l’unica forza politica rilevante non è positivo – continua – preferirei che fosse uno dei due poli di una democrazia. Essere un’unica grande forza politica comporta un inevitabile risucchio al centro, fa del Pd la più grande macchina redistributrice del potere e conferisce al Pd la forza di attrazione del trasformismo italiano“. Neanche i numeri confortano sui risultati del progetto: “Se stiamo al numero degli iscritti al Pd, il Pd non è un grande partito, i Ds avevano 600mila iscritti. Stiamo assistendo ad un processo di riduzione della partecipazione politica che non solo non è contrastato ma è perseguito“.

Poi, la proposta: “Condivido l’idea di dare battaglia in questo partito, ma in questo partito si vince giocando all’interno e all’esterno, Renzi è sostenuto anche da forze che non sono iscritte al Pd, il sistema delle Leopolde si va diffondendo in tutto il paese”. Per questo per parlare non solo agli iscritti del Pd D’Alema propone un’associazione della minoranza partendo dalla premessa che “non approvo il fatto che ci sia più di una minoranza”. “Questa parte del Pd sostiene D’Alema – può avere peso se raggiunge un certo grande di unità nell’azione altrimenti non avrà alcun peso. Bisogna darsi degli strumenti in cui ci si riunisce si cerca punto di mediazione e si definisce una posizione comune”.

“D’Alema ha detto una cosa sacrosanta: c’è tanta gente nel Pd che è in sofferenza e a disagio. Dobbiamo trovare il sistema anche dal punto organizzativo per dialogare con questi mondi”, concorda Pierluigi Bersani, il quale dissente con D’Alema su un punto: “Noi li abbiamo già dati dei colpi. Sono colpi positivi, dobbiamo dare dei colpi per fare andare meglio il Paese, come quello che ha portato all’elezione di Mattarella. Quello è stato un bel colpo“.

Le parole di D’Alema hanno l’effetto di aprire un nuovo fronte all’interno della stessa minoranza: “Dovresti chiederti perché la sinistra ha ceduto negli anni in cui avete avuto il potere – attacca Gianni Cuperlo – ci hai invitato a dare battaglia. Se tu e altri lo aveste fatto di più prima ora forse la montagna da scalare sarebbe meno alta”. Mentre Stefano Fassina invita i compagni della minoranza a fare autocritica: “Renzi è frutto dei nostri errori: se non partiamo da qua non si va avanti”.

La reazione dei vertici del partito non si fa attendere. “Dispiace che dirigenti importanti per la storia della sinistra usino toni degni di una rissa da bar. Così si offende la nostra comunità”, si lamenta il presidente del Pd, Matteo Orfini. “Renzi ha stravinto il congresso e portato il Pd al 41% per cambiare l’Italia dove altri non sono riusciti, qualcuno se ne faccia una ragione”, la risposta lapidaria affidata a Twitter da Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd.