Il no della Rai sull’ipotesi di anticipare le assunzioni dei sui precari avrebbe già prodotto uno spreco di denaro pubblico. Lo dicono le parti sociali dopo che l’azienda ha detto no ai lavoratori che da mesi chiedevano garanzie sulle stabilizzazioni previste negli accordi siglati tra 2008 e 2013. Diritti acquisiti da anni che le rappresentanze sindacali hanno chiesto di tutelare “dagli effetti nefasti del Jobs Act”. “Per Viale Mazzini ha prevalso l’assoggettamento politico al Governo”, attaccano oggi Slc Cgil, Snater e Libersind Confsal, che in un comunicato fanno i conti in tasca alla televisione pubblica: “Negare diritti per compiacere l’esecutivo ha già prodotto uno spreco di un milione di euro”. Soldi pubblici che potrebbero moltiplicarsi se la Rai non dovesse profittare della defiscalizzazione prevista dalla riforma per il 2015. Ma al tavolo convocato il 2 marzo per discutere della questione non sono seguiti segnali. I sindacati parlano di una risposta giunta nei fatti, quando al silenzio si è aggiunta la pubblicazione del Jobs Act in Gazzetta ufficiale.

“Anticipare i termini degli accordi? I primi a impedirmelo sarebbero i sindacati”. Il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi rispondeva così al capogruppo del M5S Alberto Airola, che lo scorso 4 marzo lo incalzava sul tema. A ben guardare, proprio i sindacati, già negli ultimi mesi del 2014, chiedevano a Gubitosi di modificare il calendario delle stabilizzazioni per garantire chi aveva accettato di attendere l’assunzione compatibilmente con le esigenze e i tempi dell’azienda. “I lavoratori avrebbero potuto fare causa e vedere immediatamente convertiti i loro contratti al tempo indeterminato, con tanto di articolo 18”, spiega a ilfattoquotidiano.it Alessio De Luca, della segreteria nazionale Slc Cgil. “Invece hanno accettato di siglare degli accordi e di attendere l’assunzione nonostante avessero maturato i requisiti da molti anni”. In particolare, i sindacati hanno chiesto che almeno le 180 assunzioni previste entro il 31 marzo venissero garantite dall’entrata in vigore della riforma del lavoro. Niente. Programmisti, registi, scenografi, impiegati, montatori e operatori, alcuni in Rai da più di quindici anni, si sentono traditi.

Decaduto ogni appello, invalidata ogni considerazione etica sul rispetto degli impegni presi dall’azienda, ai sindacati “non rimane che fare i conti in tasca alla Rai e dimostrare che non aver dato ascolto ai lavoratori ha già generato uno spreco di denaro pubblico”. Se i tempi determinati da stabilizzare secondo accordi sono 1090, ragionano Slc Cgil, Snater e Libersind nel loro comunicato, assumerli al primo gennaio 2015 (data di entrata in vigore degli sgravi fiscali previsti nella legge di stabilità per le assunzioni a tempo indeterminato) avrebbe fatto risparmiare un milione di euro (1.113.0033). Ma la partita sembra decisamente più grossa. “Per permettere alla Rai di beneficiare degli sgravi previsti per il solo 2015, abbiamo proposto l’assunzione con contratti part-time (verticali) anche dei lavoratori da stabilizzare nei prossimi anni”, spiega ancora Alessio De Luca. “Questo avrebbe consentito all’azienda tutta l’elasticità necessaria e il passaggio al full-time sarebbe poi avvenuto nei tempi previsti dagli accordi”. Ma soprattutto un risparmio per le casse del servizio pubblico pari a sei milioni e mezzo di euro per il 2015 e venti milioni complessivi per il triennio 2015/2017, quello coperto dai vantaggi contributivi per chi assume entro l’anno in corso.

Insomma, se la Rai vuole risparmiare sta a lei. Ma il tempo stringe. “I fondi destinati alla riduzione del cuneo fiscale sono ad esaurimento”, fanno notare i sindacati. “Il ritardo che la Rai ha determinato potrebbe innescare la perdita di ogni riduzione di costo per delle assunzioni che, comunque, per gli accordi sottoscritti l’azienda dovrà effettuare. In ogni caso, qualunque ritardo comporterà una riduzione degli sgravi utilizzabili dalla Rai”. Conti che vanno estesi alle assunzioni di 1500 lavoratori atipici e 150 apprendisti. Problemi rinviati e risparmi di denaro pubblico che potrebbero sfumare. I diritti acquisiti dai lavoratori, nonostante gli accordi, sembrano averlo già fatto