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La lettera di Fulvia Carraro
02.03.2015

Scuola paritaria

Egr. Direttore,

 

le scrivo per fare chiarezza sulla funzione della scuola paritaria dell’infanzia (di cui non si parla mai).

 

Io insegno in una di queste scuole da 25 anni e francamente sono stanca di leggere articoli che la descrivono come scuola ricca, d’elite, che vive sulle spalle dello Stato, togliendo fondi alla scuola statale (non pubblica, perché anche la paritaria è scuola pubblica).

 

Le descrivo brevemente la scuola dove lavoro e lascio a Lei giudicare:

– Aperta nel 1937 (la scuola dell’infanzia statale risale al 1968), per volontà della gente del paese che voleva un luogo sicuro per i propri figli (il nostro è un piccolo paese della pianura veronese) ed anche un luogo che potesse assicurare un pasto (erano anni di grande povertà)

– Nel territorio comunale, con un’altra scuola paritaria, rappresenta l’unica possibilità per i bambini dai tre ai sei anni (non ci sono scuole statali)

– Abbiamo 85 bambini (dove andrebbero in caso di una nostra chiusura?)

– La scuola è gestita da genitori e persone del paese, tutti volontari (pensi che il legale rappresentante, che fa tutt’altro lavoro, può essere perseguito penalmente). Nessuno dei gestori guadagna un euro, neanche un eventuale rimborso spese; lo fanno semplicemente per senso di responsabilità nei confronti dei propri figli e delle altre famiglie.

– Ogni anno siamo in difficoltà perché non sappiamo mai quanti contributi possano arrivare dallo Stato o dalla Regione e con quale tempistica. Senza questi contributi la scuola dovrebbe chiudere o raddoppiare la retta mensile ai genitori (non ci sembra proprio il caso)

– Un nostro alunno costa allo Stato molto meno di un bambino che frequenta una scuola dell’infanzia statale, eppure entrambi usufruiscono dello stesso servizio

 

Concludendo: offriamo alle famiglie un servizio che lo Stato non può assicurare ( a meno che non spenda milioni di euro, visto che solo in Veneto le paritarie dell’infanzia rappresentano il 60% del totale) e lo facciamo tra molte difficoltà per non pesare troppo sui genitori (vendiamo torte, organizziamo eventi, lotterie, serate di autofinanziamento, cerchiamo elargizioni…).

 

Siamo parassiti? Viviamo a scapito della scuola dell’infanzia statale? Siamo una scuola che lucra sulle spalle delle famiglie?

 

A me sembra di no, e a Lei?

Grazie per l’attenzione.

 

Fulvia Carraro
Insegnante e Coordinatrice della Scuola dell’Infanzia “Gioia e Speranza”

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