Riceviamo e pubblichiamo la lettera del fotografo Antonello Zappadu, prosciolto per prescrizione dalle accuse di violazione di domicilio e della privacy ai danni di Silvio Berlusconi. I fatti risalgono al weekend di Pasqua del 2007, quando il reporter immortalò Berlusconi in compagnia di alcune ragazze nella sua villa di Porto Rotondo, in Sardegna. Secondo l’avvocato dell’ex premier Niccolò Ghedini, quegli scatti – fermati, ad eccezione di poche immagini uscite su Oggi, dal garante della Privacy – costituivano una indebita intromissione nella vita di Berlusconi. E proprio una legge di Berlusconi ha oggi sottratto Zappadu al processo, dopo sette anni e mezzo. Ecco il suo racconto.

Grazie a Silvio sono salvo da Silvio. Dopo 2855 giorni si è conclusa con una prescrizione per decadenza dei termini la mia (dis)avventura nel tribunale di Tempio Pausania sulle foto del 2007. Ricordate? Quelle che ritraevano Silvio Berlusconi a Villa Certosa insieme ad un manipolo di (5) ragazze, alcune sulle ginocchia ed altre di contorno, che allietavano quella splendida giornata pre pasquale all’allora ex presidente del consiglio. Le foto furono tempestivamente e preventivamente bloccate dal Garante della privacy, organo, non mi stancherò mai di ricordare, di nomina politica. Oggi potrei dire che è una brutta giornata perché la “prescrizione” giustizia non è, come Pilato se ne lava le mani. Qualche anno fa dissi al mio avvocato e amico Giommaria Uggias che avrei rinunciato alla prescrizione e lui dal buon avvocato che è in modo diretto e schietto mi disse: “Non dire coglionate, non si può mai sapere come andrà a finire, se arriviamo alla prescrizione accettala”.

Mai parole furono così “profetiche”, Giommaria magari crudamente intendeva spiegarmi che la giustizia non è sempre giusta. A Milano, il 1 marzo di due anni fa, nello stesso procedimento il direttore del settimanale Oggi che acquistò le fotografie veniva condannato per la pubblicazione delle immagini. La condanna prevedeva 6 mesi di gattabuia e 10mila euro di risarcimento. Non so come sia andata in appello, tantomeno se appello ci sia mai stato. Quello che so è che un galantuomo come Pino Belleri ha subito una condanna ingiusta. La sentenza di Milano “derivava” la sua ratio da un’altra sentenza del Tribunale di Giustizia di Strasburgo che nel 2004 aveva provveduto a condannare il fotografo e un settimanale tedesco per violazione della privacy dopo la pubblicazione di alcune immagini di Augusto Hannover con la sua consorte Carolina di Monaco in vacanza in una località sciistica.

Non è importante il merito di quel processo, quello che è interessante ricordare è che quella sentenza è stata per me e per tutti i “complici” o sodali dei miei scoop una spada di Damocle, un modo di intendere che forse spiega anche perché Corona si farà il carcere per 13 anni e Schettino sta fuori, in rampa di lancio per l’Isola dei famosi. Curioso il fatto che cinque anni più tardi in un’altra controversia, sempre tra i principi Hannover e i media tedeschi, lo stesso tribunale di Strasburgo si contraddica in maniera netta dichiarando senza alcun dubbio interpretativo che i principi in questione non avessero alcun diritto naturale o di fatto alla “privacy”. In poche parole: “Siete personaggi famosi e quindi tocca a voi stare accorti e riservati”. Era quello che Francesco Pizzetti, allora garante della privacy, andava dicendo: “Se Berlusconi era visibile ad occhio nudo dal luogo dove il fotografo ha scattato le immagini, non c’è violazione della privacy”.

Più volte abbiamo chiesto di verificare luoghi e distanze, mai questa richiesta è stata accolta dai giudici, persino dallo stesso Pizzetti che, teoricamente avrebbe dovuto averne certezza assoluta. Insomma, a dirla tutta, non c’è stato nessun processo, nessuna ricerca della verità e tantomeno chiarezza sui limiti o i “diritti” della libertà di stampa e di immagine. Così dopo oltre 7 anni e mezzo si chiude questo capitolo che ha segnato me e tutta la mia famiglia. Mi son dovuto “rifugiare” all’estero non per sfuggire ai processi, come qualcuno vigliaccamente va blaterando, ma perché, dopo quelle esperienze, intorno a me ed ad alcuni miei familiari è stata fatta terra bruciata e stare con mia moglie e i miei due bambini in Colombia mi ha aiutato e vedere le cose in modo più sereno e distaccato. Quello che mi fa sorridere in questa storia e che grazie a Silvio sono salvo da Silvio, “utilizzando” le sue leggi ad personam sono e resto senza macchie nel mio certificato penale. Ma, in fondo, anche a lui è andata bene, visto che quelle foto, tutte quelle foto è come se non ci siano mai state. A parte quelle pochissime pubblicate da Oggi, tutte le altre sono impubblicabili, nessuno potrà mai più vederle, o magari decifrarle e capire meglio perché dovessero venire oscurate con tutto quel clamore e tutta quella urgenza.

Insomma, siamo tutti contenti. Viva l’Italia.

di Antonello Zappadu