Sabato 24 gennaio, periferia orientale della città portuale ucraina di Mariupol, subito dopo la strage di civili al mercato, colpito da una pioggia di missili Grad sparati, a quanto pare, dai separatisti filo-russi. Soldati ucraini corrono da una parte all’altra. La telecamera della tv locale Mtv inquadra uno di loro mentre la giornalista gli chiede cosa è successo, ma lui non vuole essere ripreso in volto: “Out of my face please!”, dice al cameraman con forte accento americano mentre tira dritto a passo svelto. Poi viene inquadrato da una certa distanza: la sua mimetica cachi non è la divisa dell’esercito ucraino e il suo fucile non è un Kalashinokov, sembra un M4 americano. Il berretto militare da baseball e la fondina della pistola alla coscia, poi, sono tipici delle forze speciali americane, o dei contractors. Questo video non è la prima testimonianza della presenza di mercenari americani sul fronte ucraino, da tempo denunciata dalla Russia. Alcuni di loro erano stati ripresi in un video lo scorso marzo per le strade di Donetsk. In quell’occasione Mosca parlò di almeno 300 contractors americani operativi in Ucraina. Un paio di mesi dopo la stampa tedesca scrisse che secondo i servizi segreti di Berlino erano presenti in Ucraina orientale circa 400 uomini della compagnia Academi: nuovo nome della famigerata Blackwater, da sempre in prima fila nel fare il lavoro sporco per conto del Pentagono. Washington non può mandare i suoi soldati a combattere in Ucraina – anche se il comandante delle forze usa in Europa, generale Ben Hodges, ha appena annunciato l’invio di centinaia di “addestratori” e “consiglieri militari” nelle retrovie di Leopoli. Per questo, secondo molti osservatori di cose militari, anche occidentali, avrebbe deciso di subappaltare l’intervento alle agenzie militari private  di Enrico Piovesana