Matteo Renzi al partito dice che nelle prime tre votazioni (in cui serve la maggioranza qualificata) si voterà scheda bianca e il presidente della Repubblica si proverà a eleggerlo solo dal quarto scrutinio, quando è sufficiente la maggioranza semplice dell’assemblea (505 voti). Ma nel testo approvato alla Camera le riforme renziane prevedono quorum più alti. L’emendamento, presentato da Ettore Rosato (Pd) e approvato dall’Aula di Montecitorio, fissa al quarto scrutinio il quorum dei tre quinti dell’Assemblea e al settimo quello dei tre quinti dei votanti. Il quorum per l’elezione del capo dello Stato era stato innalzato durante l’esame del ddl riforme in commissione alla Camera. L’emendamento Rosato, votato anche da Ncd e con l’astensione di Sel, lo ha di nuovo abbassato ma mantiene totalmente esclusa l’ipotesi della maggioranza assoluta: il quorum dei tre quinti dell’Aula è previsto dal quarto scrutinio mentre i tre quinti dei votanti sono sufficienti dalla settima votazione. Esulta in Aula Forza Italia: “Abbiamo votato a favore – ha detto Elena Centemero – perché il capo dello Stato deve rappresentare tutte le parti e le modifiche al quorum vanno in questa direzione. Il presidente della Repubblica non può e non deve essere espressione della sola forza di maggioranza. Perciò, alla luce del nuovo sistema elettorale, l’elevazione del quorum è un meccanismo per salvaguardare la funzione di terzietà del presidente della Repubblica stesso”. Ha votato in dissenso, invece, l’area fittiana di Forza Italia.

Il sì di Montecitorio è infatti arrivato anche all’articolo 22 del disegno di legge sulle riforme, che modifica l’articolo 85 della Costituzione. L’articolo, approvato 313 voti favorevoli e 122 no, prevede che sia la presidente della Camera a esercitare “le funzioni del Presidente della Repubblica nel caso in cui questi non possa adempierle”, mentre “il Presidente del Senato convoca e presiede il Parlamento in seduta comune”. Approvati anche gli articoli 23, 24 e 25 che modificano la Costituzione nella direzione dell’unica Camera elettiva, del potere di scioglimento della sola Camera dei deputati e il potere di fiducia alla sola Camera.

Corre anche la legge elettorale: il voto finale in Senato arriverà domani 27 gennaio ma già oggi gli accordi di maggioranza sono stati “recepiti” e hanno dato forma al nuovo Italicum. Approvato, infatti, l’emendamento di Anna Finocchiaro e dei capigruppo di maggioranza che porta, tra l’altro, dal 37% al 40% la soglia per il premio di lista. Il testo passato al Senato sostituisce anche i listini bloccati con un sistema in cui il capolista dei partiti in ciascuno dei 100 collegi è bloccato, mentre per gli altri candidati che concorrono per un seggio valgono le preferenze. L’emendamento inserisce anche una clausola secondo cui la legge entra in vigore il 1 luglio 2016.