Irrompe la procura della Repubblica di Savona nella “querelle” per il presunto inquinamento delle Primarie liguri del Partito democratico. Un fascicolo per violazione della legge sulle candidature nella pubbliche amministrazioni è stato aperto sulle vicende del seggio di Albenga, città in cui Raffaella Paita, vittoriosa su Sergio Cofferati per quattromila voti, ha raccolto 1300 dei 1600 voti espressi. Gruppi compatti di cittadini stranieri e ragazzi di alcune società di calcio erano stati notati affluire ai seggi della città ingauna, pilotati da personaggi riferibili al centrodestra. Cinque euro a testa il prezzo del presunto scambio di favori. Un filmato forse già in mano ai magistrati savonesi, documenterebbe gli episodi. Un vecchio testo del 1960 punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con multe da 600mila a 4 milioni di lire “chiunque per ottenere, a proprio o altrui vantaggio, la firma per la presentazione di una candidatura, il voto elettorale o un astensione, dà, offre o promette qualunque utilità ad uno o più elettori o, per accordo con essi, ad altre persone”.

Quello di Albenga non è il solo episodio sospetto. A Genova, nel quartiere popolare di Certosa, al seggio si sono presentati una quarantina di persone, chiedendo se era lì che si veniva pagati. Ignari di che cosa fossero le primarie non sapevano neppure come utilizzare la scheda. Il presidente del seggio, Walter Rapetti, consigliere Municipale in Valpolcevera, ha dovuto spiegare come si procedeva al voto. Rapetti è stato ascoltato dalla polizia giudiziaria alla quale ha fornito l’elenco dei votanti al seggio e ha ricostruito l’episodio. “Erano tutti siciliani, dai 50 ai 70 anni e non avevano la minima idea di cosa fossero le primarie”. A Certosa vive una foltissima comunità di Riesi, paese della Sicilia profonda. L’assistente di Cofferati, Andrea Contini, nei giorni precedenti al voto ha ricevuto alcune cartoline anonime contenenti minacce. E’ stata sporta denuncia, indaga la Digos.

La vicenda degli stranieri condotti in massa ai seggi è deflagrata in coda alle primarie liguri del Pd. Lo sconfitto Sergio Cofferati aveva immediatamente contestato il risultato riservandosi di chiedere – come ha fatto – agli organi di garanzie del partito di valutare una serie di circostanze. La decisione della Commissione di garanzia (presieduta dall’ex giudice costituzionale Fernanda Contri) è attesa per venerdì e riguarderà 25 casi anomali segnalati da Cofferati. Tra questi appunto il voto compatto di gruppi nutriti cittadini stranieri residenti ad Albenga, accompagnati al voto in massa e notati mentre, all’uscita del seggio, chiedevano la mercede per il proprio voto. Cinque euro a voto, il presunto prezzo dell’affare, consegnati a ciascuno dei votanti da un personaggio che sarebbe stato identificato da alcuni testimoni in un ex esponente locale di Forza Italia. I suoi “maneggi” sarebbero stati filmati e “girati” all’ex sindaco della città, la leghista Rosy Guarnieri, la quale ha affermato di aver distrutto il filmato registrato sul proprio Ipad. La scena si riferisce al seggio di palazzo Tovo, il “regista” sarebbe un commerciante che vive nei paraggi.

Guarnieri ha presentato una denuncia ai Carabinieri di Albenga nella quale sostiene di essere stata pesantemente minacciata d alcuni individui che le hanno intimato di non consegnare il filmato che documenta il voto di scambio. Guarnieri al Secolo XIX aveva spiegato che la campagna di raccolta voti era stata orchestrata da un politico albenganese, al quale Paita avrebbe promesso un posto nel listino o addirittura un assessorato. Dichiarazioni tutte da verificare ed è quanto si incaricheranno di fare il procuratore Francantonio Granero e i suoi sostituti. Una conferma dell’esistenza del filmato viene da Edoardo Rixi, numero due della Lega Nord, candidato leghista alla presidenza della Regione Liguria. Rixi conferma di aver visionato il filmato e di essere stato favorevole alla sua diffusione: “Ma rispetto il desiderio di Guarneri”.