Non solo il tweet. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha anche telefonato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per gli auguri e le congratulazioni per il discorso di fine anno del capo dello Stato. Ma il capo del governo non è stato certo il solo. Il telefono del Quirinale è squillato altre volte: tra le altre personalità che hanno parlato con Napolitano la presidente della Camera Laura Boldrini, la moglie del presidente emerito Franca Ciampi e poi Walter Veltroni, Gianni ed Enrico Letta, Pier Luigi Bersani, Susanna Camusso, Roberto Speranza, Pier Ferdinando Casini, Maria Elena Boschi, Marianna Madia, Eugenio Scalfari, Mario Monti, Dario Franceschini, Umberto Ranieri, Barbara Pollastrini e Francesco D’Onofrio.

Fa rumore il silenzio di Silvio Berlusconi: pesano, probabilmente, i rapporti, spesso tesi, intercorsi dal 2011 tra l’ex premier e il Quirinale e non a caso ad intervenire è il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, che attacca: Napolitano è sempre stato dalla parte della sinistra, “ha fallito”. “Quasi nove anni senza alcuna autocritica – scrive Brunetta – Quasi nove anni da una parte sola, dalla parte della sinistra. Quasi nove anni ad affermare il suo ruolo di protagonista, il ruolo del presidente della Repubblica, non previsto dalla Costituzione. Questo, in sintesi, il bilancio di Napolitano. Questo ultimo messaggio conferma attraverso le sue stesse parole, con retorica e con coerenza, il suo fallimento”. Peccato che il Pdl – il partito di cui faceva parte Brunetta – fosse tra quelli che pregarono Napolitano di mettersi a disposizione per un secondo mandato.

I critici ci sono anche nel Nuovo Centrodestra che fa parte della maggioranza che, senza Napolitano (da anni sponsor delle larghe intese), probabilmente non sarebbe esistita. Il capogruppo al Senato Maurizio Sacconi ne fa un problema di riforma della giustizia, bioetica e lavoro: “Per mia parte voglio ricordare l’equilibrio con cui ha svolto la sua alta funzione soprattutto nella fase più recente ma anche i limiti del suo mandato con riferimento al nodo non risolto della anomalia del sistema giudiziario italiano. Così come non posso dimenticare la mancata firma del decreto Englaro con una procedura inusuale di preavviso della sua indisponibilità. E ancora non ho condiviso il ricorrente intervento sui temi del lavoro, rivolto a frenare cambiamenti a mio avviso necessari”. Nel frattempo Alfano e Schifani lodano il discorso del capo dello Stato.

Giudizi diversi anche nel Pd. Il Partito democratico in blocco approva a pieni voti le parole del presidente della Repubblica. L’eccezione è Pippo Civati: “Poteva essere il discorso di otto anni fa, quasi una sua citazione – dice – Sapete quante perplessità ho sempre avuto e manifestato nei confronti dello schema seguito dal due volte Presidente, con le larghe intese come “unica condizione” (concetto ribadito più volte anche questa sera), ma devo riconoscere la coerenza tetragona e imperitura”.

Poi i critici forever, come la Lega Nord e Fratelli d’Italia. “Da Napolitano un discorso penoso e da bocciare su tutta la linea. Neanche una parola sui marò” attacca il segretario del Carroccio Matteo Salvini. E aggiunge una nota sul tema più caro: “su una immigrazione clandestina folle. Neanche una autocritica sui disastri della Legge Fornero. Discorso vuoto. L’unica cosa che ho apprezzato la conferma delle sue dimissioni a breve”. Il capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio Fabio Rampelli: “Tra le personalità eccellenti di cui ha parlato Napolitano non figurano, neppure come personalità semplicemente apprezzate, gli ultimi presidenti del consiglio per i quali le istituzioni repubblicane sono state da lui fortemente strattonate. Basta questo per scrivere la parola ‘fine’ al suo mandato: non per ragioni anagrafiche, ma per un fallimento politico ormai incontestabile. Stanco lui, stanchi noi”.

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