Troppo bravo e apprezzato dai cittadini per le sue qualità, un segugio vecchia scuola capace di tenere in scacco la criminalità locale. Il Serpico di quartiere – Sestri Ponente, periferia occidentale di Genova – in sette anni aveva effettuato quasi 400 arresti. Temuto e rispettato dalla malavita. Adorato dalla gente. Ma invece di ricevere il dovuto encomio per l’ultimo successo investigativo – una operazione antidroga conclusa con una quarantina di arresti – la croce di bronzo alla carriera e la medaglia d’oro, l’ispettore Giuliano Venturino, savonese, 48 anni, lo scorso gennaio è finito sotto procedimento disciplinare, sanzionato e spedito al commissariato della vicina delegazione di Cornigliano. A fare il passacarte. Eppure il suo curriculum è specchiato. In polizia da quando aveva 18 anni (ci ha svolto anche il servizio militare), Venturino ha lavorato a Genova per due volte (sempre nel reparto mobile di Bolzaneto) e pure a Palermo, dove ha svolto servizio scorte negli anni Ottanta, tempi cupi quando la mafia non si faceva scrupolo di sparare a magistrati ed agenti. Poi a Savona e a Torino, prima di installarsi al commissariato di Sestri. Al Cep di Pra’, la riserva di caccia degli spacciatori, lo stop imposto al Serpico di Sestri, ha suscitato esultanza nel sottobosco criminale.

In sua difesa è scesa in campo la gente di Sestri e quasi mille firme sono state raccolte in strada nelle delegazione e spedite al nuovo titolare, il questore Vincenzo Montemagno, insediatosi all’inizio del 2014 al posto di Massimo Maria Mazza, il dirigente che aveva avviato l’azione disciplinare contro Venturino. E da lì occorre partire per ricostruire la delicata vicenda. Venturino, a capo della squadra investigativa del commissariato di Sestri Ponente (46 mila residenti, sul litorale di ponente, fra Cornigliano e Pegli), nel 2013 sta seguendo una pista che porta ad una gang di spacciatori ma si trova ad operare con un organico ridotto all’osso. Appena due agenti alle sue dipendenze. Si fa sentire con i superiori, protesta e minaccia di interrompere le indagini se non gli verranno concessi adeguati rinforzi di personale. Arriva a ventilare l’intenzione di scrivere una lettera alla Procura della Repubblica con la rinuncia a condurre l’inchiesta. La lettera non arriva mai ai magistrati inquirenti genovesi, ma tanto basta a produrre la condanna in sede disciplinare per aver compromesso il rapporto di fiducia con la responsabile del commissariato di Sestri, Valentina Carlini. Talché la presenza di Venturino a Sestri non è più compatibile e l’ispettore deve fare le valigie e trasferirsi a Cornigliano.

Venturino però non ci sta. Ricorre al Tar che gli dà ragione. Cancella la sanzione disciplinare e sentenzia che la sua presa di posizione non fu affatto “mancanza di correttezza ma eccesso di zelo nel voler garantire il buon esito delle indagini”. La Questura viene anche condannata al pagamento delle spese legali. Il Tar nella sentenza dello scorso luglio precisa che la sanzione non gli sarebbe stata inflitta se si fossero fatti gli accertamenti che poi Venturino ha prodotto in sede di giudizio, attraverso i colleghi della sua squadra, che hanno dichiarato il contrario di quanto era stato affermato dal dirigente del commissariato. Anche la dottoressa Carlini ha dovuto fare le valigie, trasferita al commissariato di Nervi, dall’altra parte della città.

Logica vorrebbe che Venturino fosse reintegrato nelle proprie funzioni a capo della squadra investigativa di Sestri. E invece lavora tuttora dietro una scrivania al commissariato di Cornigliano. La sua richiesta di reintegro a Sestri giace in qualche cassetto degli uffici di via Diaz. Inevasa. Ilfattoquotidiano.it ha interpellato l’ufficio del questore Montemagno per conoscere la versione dei vertici della polizia genovese, il portavoce del questore tuttavia ha rifiutato di fare qualsiasi commento in merito al caso-Venturino. Che non è affatto isolato. Al commissariato di Sestri si sono verificati diversi episodi che hanno provocato trasferimenti e azioni disciplinari. Vertenze che hanno riguardato, tra gli altri, il sostituto commissario Roberto Giordano, allontanato da Sestri e trasferito a Sturla perché la moglie lavorava nello stesso ufficio di Sestri. Da molti anni peraltro e nessuno evidentemente se ne era accorto prima. Giordano era stato teste a favore di Venturino nel procedimento di fronte al Tar.