Mentre in molte città si discute se registrare o meno i matrimoni contratti all’estero da coppie omosessuali, a Faenza, in provincia di Ravenna, si risolve il problema alla radice. La famiglia è una sola, quella naturale “fondata sul matrimonio fra uomo e donna”. Lo afferma un ordine del giorno dal titolo “Valorizzazione e sostegno alla famiglia naturale” presentato dal consigliere di opposizione di Forza Italia Jorick Bernardi e approvato dal consiglio comunale. Il ‘sì’ è arrivato anche dal sindaco Pd Giovanni Malpezzi e dalla neoeletta in consiglio regionale Manuela Rontini, tra l’altro membro della direzione nazionale del Pd.

Il documento, giunto in aula con diverse premesse non proprio all’insegna delle pari opportunità (“la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna rappresenta l’unico adeguato ambito sociale in cui possono essere accolti i minori in difficoltà”…), è stato limato in sede di discussione. Alla fine l’approvazione è arrivata grazie a sette voti favorevoli del Pd (su 14 consiglieri) e a quelli del centrodestra. Contrari gli altri sette consiglieri democratici, un civico e l’esponente M5S. Il risultato è stato quello di impegnare l’amministrazione a dichiarare “la propria opposizione a qualunque tentativo di comprimere i diritti e i doveri dei genitori all’educazione dei propri figli e di ignorare l’interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all’interno della propria famiglia naturale” e a impegnarla a “chiedere alla Regione l’organizzazione della “Festa della famiglia naturale” fondata sull’unione fra uomo e donna” e a invitare la giunta a introdurre il “fattore famiglia quale criterio di sostegno alle politiche attive e passive al reddito delle famiglie faentine”. In ultimo c’è spazio anche per una richiesta al governo centrale di “non applicare il documento standard per l’educazione sessuale in Europa, redatto dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”.

Quanto basta per far credere “Faenza fuori dall’Europa”, per usare le parole dell’ex consigliere regionale romagnolo e membro del coordinamento politico regionale del Pd Thomas Casadei. “Cosa ne pensa Stefano Bonaccini?” si chiede. Una prima risposta arriva dal segretario ravennate Michele De Pascale: “Personalmente conosco un’unica definizione di famiglia naturale”, quella “fondata sull’amore e sul rispetto”. “Il problema è lo spirito che anima l’odg – aggiunge -, ancor prima del dibattito su alcuni singoli punti sui quali il Pd deve fare ancora molti passi avanti. La vicenda è stata gestita molto male e si è arrivati a un voto che ci lacera e che, nei prossimi giorni aprirà nel Pd di Faenza e provinciale un dibattito serio per chiarire le posizioni di tutti e uscire in maniera chiara e comprensibile”.

Ravennate è anche il deputato di Sel Giovanni Paglia, che si rammarica del punto a cui “si possa scendere quando si guarda il presente con le lenti del Medioevo e quando un partito perde ogni legame minimo con qualsiasi cultura politica liberale, se non progressista”. Negli ambienti progressisti faentini non desta troppa meraviglia la posizione della Rontini, “cresciuta in parrocchia” come si descrive nella sua pagina web, ex margherita non nuova a posizioni simili, quanto invece quella del sindaco Malpezzi. Il suo staff lo descrive “rammaricato per aver sottovalutato la possibile lettura di quel voto”. A spingere alla condivisione di quell’odg sarebbe stato il timore di esser tacciato di “incoerenza, perché nelle linee programmatiche del suo mandato è previsto il quoziente familiare”.

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