Un pezzo di storia della radio abbattuto per niente. Il centro commerciale che doveva essere costruito dove dal 1936 sorgeva la palazzina Rai di Budrio, alla fine infatti non si farà. A spiegarlo a ilfattoquotidiano.it è lo stesso sindaco della cittadina alle porte di Bologna, Giulio Pierini: “La società Pizzoli (che produce patatine, ndr) va a fare uno stabilimento in un altro comune, a San Pietro in Casale. Così salta tutto, anche il centro commerciale che si sarebbe dovuto costruire in quell’area”, dice il primo cittadino eletto per il Partito democratico. Secondo un accordo di programma firmato nel 2010 da tutti gli enti locali (e che ora di fatto, con l’abbandono da parte di una delle aziende, salterebbe), i terreni in cui erano installate da quasi 80 anni le antenne radiotelevisive, dovevano fare spazio al nuovo polo produttivo Pizzoli e a un centro commerciale costruito da un’altra società bolognese, la Part Tre del gruppo bolognese Maccaferri. E proprio secondo quanto previsto dal progetto del centro commerciale, a giugno 2013 le ruspe avevano demolito un edificio datato 1936, la cui costruzione aveva caldeggiato lo stesso Guglielmo Marconi: solo a causa dell’aggravarsi della sua malattia (che poi lo portò alla morte), il premio Nobel, uno dei padri della radio, non poté poi partecipare all’inaugurazione.

L’abbattimento del fabbricato era arrivato dopo mesi di proteste. Con lo spegnimento delle antenne Rai conclusosi nel 2012 e voluto dalla stessa azienda radiotelevisiva pubblica, un gruppo di radioamatori si era infatti speso per salvare la palazzina e così anche l’opposizione in consiglio comunale. A seguito delle proteste, nel marzo 2012 la Soprintendenza provinciale per i beni architettonici pose un vincolo sul palazzo, di fatto impedendone l’abbattimento: “Considerato l’interesse particolarmente importante dell’edificio in oggetto, inaugurato nel 1936, per il riferimento alla storia della scienza e della tecnica, in quanto si tratta della prima grande stazione ‘Marconi’ di radiodiffusione costruita interamente in Italia, intitolata a Guglielmo Marconi, che ebbe un ruolo decisivo nella sua realizzazione – scrisse la Soprintendenza – si comunica l’avvio del procedimento di dichiarazione di interesse culturale dell’ex centro trasmittente a onde medie di Budrio”. Tuttavia, dopo otto mesi, il parere della Direzione regionale per i beni culturali ribaltò la decisione e ‘tolse’ il vincolo: “La palazzina, nata come dignitosa e ordinata realizzazione ispirata ai modi razionalisti, sostanzialmente modificata nell’impianto planimetrico, nel volume e negli elementi caratteristici, non raggiunge la qualità architettonica necessaria alla dichiarazione d’interesse storico artistico, rivelandosi piuttosto come edificio di valore storico testimoniale”. Così partirono le ruspe.

“Ai cittadini di Budrio che non hanno interesse a utilizzarla ‘politicamente’, della palazzina non è mai interessato niente”, spiega oggi Pierini. “La stragrande maggioranza dei budriesi non sapeva neppure dell’esistenza di quell’edificio che non aveva più i caratteri originari degli anni Trenta, non aveva più niente di quel periodo. E comunque – conclude il sindaco – la hanno abbattuta legittimamente i legittimi proprietari, privati”. Ora bisognerà capire che cosa ne sarà di quei terreni. Con il passo indietro di uno degli attori infatti, è partito l’iter di decadenza dell’accordo di programma del 2010. “Sul futuro di quelle aree – spiega Pierini – sentiti anche i proprietari, cominceremo a ragionare già nel 2015 nell’ambito di una variante del Piano strutturale comunale. Ma sarà lunga. Ad ogni modo, per vedere lì costruiti uno stabilimento o un eventuale altro centro commerciale ci vorranno degli anni”.