Sperimentata per la prima volta in Italia una tecnica che permette il trapianto di polmoni da donatore a cuore fermo. Messa a punto dai medici della Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano, permette di mantenere vitali i polmoni del donatore, anche quando non ricevono più ossigeno dal cuore, preservandoli dal deterioramento e allungando, così, i tempi per il prelievo dell’organo. La nuova tecnica, nelle intenzioni dei ricercatori milanesi, consentirà di aumentare del 30-40% il numero di organi disponibili al trapianto.

Secondo le statistiche del sistema informativo trapianti del ministero della Salute, in Italia sono più di 9mila i pazienti in lista d’attesa, la maggior parte, circa 6500, per un rene. Solo 1600 sono stati trapiantati. Il 20% muore in attesa di un organo. Ma, nonostante quasi 1 milione e mezzo di cittadini abbia già dato il proprio consenso alla donazione di organi dal 2000 – anno a partire dal quale è possibile per legge esprimere la propria dichiarazione di volontà -, quella delle lunghe liste d’attesa rimane una questione irrisolta. “Si tratta soprattutto di un problema organizzativo – ha sottolineato Vincenzo Passarelli, presidente dell’Associazione italiana per la donazione di organi (Aido), in occasione della giornata europea per la donazione -. La questione principale è la segnalazione di un potenziale donatore, e questo purtroppo non avviene in modo omogeneo in tutta Italia. Si passa, infatti, dai 35 donatori per milione di abitanti della Toscana ai 7-9 nelle regioni del Sud”.

In Italia sono più di 9mila i pazienti in lista d’attesa, la maggior parte, circa 6500, per un rene. Solo 1600 sono stati trapiantati. Il 20% muore in attesa

Da due anni ogni cittadino può esprimere la propria dichiarazione positiva o negativa di disponibilità alla donazione anche negli uffici comunali, al momento del rinnovo della carta d’identità. “Sono già più di 20mila i cittadini che hanno sottoscritto una dichiarazione positiva con questo sistema – afferma Passarelli -. Ma, al momento, è possibile farlo solo in 24 Comuni, nonostante siano più di 90 quelli che vorrebbero offrire questa opportunità”.

Malgrado il problema delle liste d’attesa, l’Italia ha fatto molti passi avanti sul tema della donazione. Negli ultimi 20 anni il numero dei trapianti è triplicato, passando da poco più di mille nel 1992 a quasi tremila nello scorso anno. Cifre che collocano il nostro Paese al terzo posto in Europa per numero di interventi, dopo Spagna e Francia, con una percentuale di sopravvivenza del paziente che, nel caso dei trapianti di rene, supera il 96%. Come spesso accade nel nostro Paese, la spinta è venuta da una tragedia, quella di Nicholas Green, il bimbo americano ucciso nel 1994 a 7 anni durante un tentativo di rapina, mentre percorreva in macchina la Salerno-Reggio Calabria diretto in Sicilia con la famiglia. Dopo la morte del bimbo, i genitori decisero di donare i suoi organi. Un gesto che colpì ed emozionò l’opinione pubblica italiana. “La storia di un bambino ha cambiato il modo di pensare di milioni di persone – ricorda Reginald Green a vent’anni dalla morte del figlio, ospite della 38esima edizione del congresso della Società italiana trapianti d’organo -. L’Italia aveva il tasso di donazione tra i più bassi dell’Europa occidentale. Subito dopo la morte di Nicholas, però, le donazioni s’impennarono e, nei successivi dieci anni, sono cresciute fino a triplicare”.

Il nostro Paese al terzo posto in Europa per numero di interventi, dopo Spagna e Francia, con una percentuale di sopravvivenza del paziente che, nel caso dei trapianti di rene, supera il 96%

“L’obiettivo è arrivare a 4mila trapianti d’organo l’anno – sottolinea Alessandro Nanni Costa, direttore generale del Centro nazionale trapianti -. È necessario il 30% di donazioni in più. Un traguardo possibile. La donazione – afferma l’esperto – deve diventare un obiettivo di tutti i reparti degli ospedali e non solo delle rianimazioni”. Il problema delle liste d’attesa, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), si lega a doppio filo al traffico internazionale di organi. “Il traffico esiste perché domanda ed offerta sono sbilanciate – afferma Jose R. Nuñez, medico del Transplantation service delivery and safety dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) -. Se ci fosse più disponibilità di organi, ci sarebbe anche uno stop al traffico illegale”.

Secondo l’Oms, nel mondo vengono eseguiti circa 21mila trapianti di fegato, 66mila trapianti di rene e 6mila trapianti di cuore. Il 5% degli organi utilizzati proverrebbe dal mercato nero, per un giro d’affari stimato tra 600 milioni e 1,2 miliardi di dollari. “A livello mondiale, solo il 10% dei pazienti riceve un organo. La formula per invertire questa tendenza è promuovere la donazione. Ma nello stesso tempo – denuncia Nuñez -, le autorità politiche dovrebbero attivarsi per una legislazione dura contro ogni traffico di esseri umani e di organi finalizzati ai trapianti”.

Nel nostro Paese, la spinta è venuta da una tragedia, quella di Nicholas Green, il bimbo americano ucciso nel 1994 a 7 anni durante un tentativo di rapina, mentre percorreva in macchina la Salerno-Reggio Calabria 

Proprio nei giorni scorsi, la commissione Giustizia del Senato ha dato il via libera a un disegno di legge di riforma del codice penale, che prevede l’introduzione in Italia del reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di organi destinati a trapianti, punibile con la reclusione da tre a dodici anni, una multa da 50mila a 300mila euro e l’interdizione perpetua dall’esercizio della professione medica. Il passo successivo sarà la discussione del testo nell’aula di Palazzo Madama, non ancora calendarizzata.

Ma la vera svolta potrà venire solo dai progressi della scienza. “La ricerca è concentrata sulla terapia immunosoppressiva, per aumentare la tolleranza immunologica al rigetto – ha spiegato Franco Citterio, presidente della Società italiana trapianti d’organo, aprendo i lavori del 38esimo Congresso nazionale della società -. Un’altra frontiera, rivoluzionaria, è rappresentata dalla bioingegneria, cioè la possibilità di rigenerare o sostituire un organo malato”. Sono molti i progressi che si stanno compiendo nel campo degli organi artificiali. Come testimonia il risultato degli studiosi del Massachusetts General Hospital di Boston che, secondo quanto illustrato in un articolo pubblicato su “Nature Medicine”, sono riusciti a realizzare in laboratorio il primo rene artificiale di topo, capace di funzionare una volta trapiantato nell’animale. “Se la tecnologia potesse essere adattata anche a trapianti per organi di grandezza umana – spiega Harald Ott, a capo del team di studiosi -, i pazienti affetti da insufficienza renale, i più numerosi, che sono attualmente in attesa di reni da donatori, potrebbero teoricamente ricevere un organo cresciuto su richiesta”. Il futuro della ricerca sui trapianti è già iniziato.

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