La nascita del “direttorio” a 5 stelle comunicata da Beppe Grillo attraverso il blog è una decisione che viene da lontano e che avrà inevitabili e forse imprevedibili ripercussioni. Va inquadrata nel lungo tira e molla tra le esigenze di controllo della Casaleggio associati e la volontà di autodeterminazione del gruppo parlamentare. Il direttorio è un punto a favore dei secondi ma anche uno scudo con il quale i due fondatori potrebbero smettere di essere i parafulmini dei mugugni dei parlamentari e degli attivisti, una sorta di co-assunzione di responsabilità.

Come verrà digerita la scelta di Grillo? In preda a mille tensioni attivisti e parlamentari dovrebbero vedere nel direttorio un tentativo di mettere ordine. Ma sia nel metodo che nella scelta dei nomi qualche problema verrà inevitabilmente a galla. L’assenza di un esponente del Senato – i cinque prescelti sono tutti deputati – non è passata inosservata, sono stati esclusi nomi di peso come Paola Taverna e Nicola Morra ma anche lo stesso Vito Crimi e Barbara Le zi. Il metodo di scelta è ancora una volta quello “Casaleggio-style”, io propongo e voi dite solo si o no. Ben altra valenza avrebbero avuto delle “primarie”per eleggere il nuovo organo.

Quella del direttorio o segreteria politica è un’idea che viene da lontano e a parlarne per primo fu Alessandro Di Battista nella scorsa primavera, con un sondaggio molto riservato in seno ai suoi colleghi e che divise l’assemblea parlamentare. Casaleggio e Grillo ne erano al corrente ma stopparono tutto. L’idea ha viaggiato come un fiume carsico nel Movimento, trovando forti resistenze non tanto – potrà apparire strano – nei cosiddetti dissidenti ma in chi vedeva questa opzione come una sorta di tradimento dello spirito anti-partito del Movimento. La nascita di quest’organo sarebbe dovuta arrivare in occasione della tre giorni al Circo massimo, ma per la seconda volta il piano venne rimandato. Chi conosce bene le dinamiche interne al m5s sa infatti che una delle linee di scontro è tra le “prime donne” sempre davanti ai riflettori – anche in assenza di precise competenze e meriti sul campo – e chi sulla scena mediatica anche per i diktat di Casaleggio non poteva e doveva salire. La scelta di oggi è anche un atto di sfiducia plateale all’assemblea dei parlamentari, già esautorata ieri dalla doppia espulsione di Massimo Artini e Paola Pinna. Oggi gli organi dell’M5s a Roma non hanno per Grillo e Casaleggio alcuna valenza. Un passo necessario, forse, per stringere le fila ma anche assai pericoloso. Sarà anche un bene per il M5s e per il Paese che aspetta ancora una seria opposizione a Renzi ma di certo nulla sarà come prima. Vedremo se i nominati da Grillo saranno più bravi dei nominati da Renzi.