Simone Sciutteri è un 32enne di Celle Ligure che da anni fa il bagnino da marzo a ottobre ad Albisola, diventata sua terra d’adozione. Non solo. Simone Sciutteri è uno scrittore che, oltre ad aver pubblicato un libro di poesie, affida pensieri e racconti a un blog personale. Non basta. Simone Sciutteri è un viaggiatore che, terminata la stagione di lavoro macina chilometri su rotte affascinanti: dalla Transiberiana al Sudamerica fino al sud-est asiatico e a un’avventurosa spedizione che l’ha portato da Varese al Camerun a bordo di una Y10. Simone Sciutteri è tutto questo, e si è caricato tutto quello che è su una Vespa Pk50s immatricolata nel 1985 con la quale vuole attraversare tutta l’Europa. Un totale di oltre 16mila chilometri con la possibilità di entrare nel Guinnes dei Primati per “The longest journey on a 50cc”, anche se questa non è un’ossessione: «La storia del record è arrivata molto dopo l’idea di questo viaggio».

Sì, perché Simone, partito lo scorso 3 novembre e attualmente dalle parti di Sarajevo, quest’impresa l’ha costruita unendo tra loro una serie di suggestioni, la prima arrivata 6 anni fa dopo l’incontro con uno dei massimi ispiratori per tutti coloro che vogliono conoscere il mondo in Vespa: «Un amico mi prestò “Brum brum, 254mila chilometri in Vespa”, il primo libro di Giorgio Bettinelli che lessi. Rimasi affascinato dalle sue opere, non solo perché descrivevano viaggi straordinari ma anche per la maestria con la quale erano raccontati». Tre anni fa arrivò poi l’acquisto di una Vespa e la decisione di partire sulle due ruote italiane per eccellenza.

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Mancava un percorso, e anche per questo Simone ha dipanato sulla mappa il filo dei suoi pensieri: «Dapprima puntai sui Balcani, una zona che non conosco e con la quale penso la mia generazione abbia un “debito”. Quando eravamo piccoli lì ci fu una terribile guerra che ci fu raccontata poco e male». Poi decise che bisognava arrivare ad Istanbul, e che quella città magica che congiunge oriente e occidente andava per forza raggiunta via terra. E infine la Polonia, sulle tracce di un lontano bisnonno morto in un campo di concentramento di quel Paese: «Si chiamava Cipriano Colombini, fu Capitano del Regio Esercito Italiano ed è citato anche in un racconto di Giovanni Guareschi. È seppellito nel cimitero dei militari italiani vicino a Varsavia. Mi piacerebbe ricostruire la sua storia e non posso certo arrivare là in aereo, perché lui vi è giunto facendo tantissimi chilometri e in maniera davvero scomoda».

Insomma, il tragitto si allungava ed alla fine si è trasformato in Eurovespa, un viaggio che toccherà tutti i Paesi dell’Unione Europea, tutti quelli candidati a entrarci e tutti quelle che potrebbero diventare dei candidati: «Francamente non ho neppure contato quante nazioni siano. Pensò però che la mia sia una generazione molto ‘europea’, la prima che ha potuto viaggiare liberamente. Diciamo che, non avendolo fatto all’università, questo potrebbe diventare un mio personale Erasmus itinerante». La direzione è quindi quella della Turchia poi, raggiunta Istanbul, si risale l’Europa dell’est fino alle Repubbliche Baltiche e alla Finlandia. Da lì Svezia, Danimarca, Gran Bretagna, Irlanda, Francia e la Penisola Iberica. E poi imbarco da Marsiglia per Malta. Il tempo è amico, non c’è un termine prefissato per l’arrivo, se non il momento un cui Simone dovrà tornare in spiaggia per la nuova stagione da bagnino.

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Tutto questo a bordo di Peyton, il nome con cui è stata battezzata la Vespa: «Mi sono ispirato a Peyton Manning, quarterback di football americano che dopo un grave infortunio era dato per finito ed era stato scaricato dalla sua squadra. Ed invece è ritornato e a 38 anni ha fatto il record di passaggi da touchdown». E come questo giocatore talentuoso testardo, anche la Vespa di Simone a vederla non sembrerebbe più in grado di affrontare un grande viaggio; un’idea da smentire: «Voglio dimostrare che trattandola nel modo giusto può portarmi alla fine di quest’impresa». Per questo Simone l’ha affidata a un’officina di amici che l’ha revisionata e preparata per i rigori invernali. E anche il suo (minimo) bagaglio è in gran parte costituito da vestiti per affrontare il gelo, oltre che da una tenda e un sacco a pelo pesante: «Ho deciso di partire in questo periodo dell’anno un po’ per aumentare il gusto della sfida. E poi avendo sempre vissuto e viaggiato al caldo voglio godermi il fascino del freddo».

Cantautori italiani e musica country e cubana nelle orecchie, un e-book su cui ora sta leggendo “Trans Europa Express” di Paolo Rumiz e un computer portatile per aggiornare settimanalmente il suo viaggio sul sito moto.it. Per il resto nessuna concessione alla tecnologia, neppure per l’orientamento: «Se hai un navigatore finisci per ascoltare solo lui e non guardarti in giro. E poi viaggiare vuol dire anche perdersi e avvicinarsi alle persone per chiedere informazioni sulla giusta via; ogni sera traccio un percorso indicativo su una mappa che poi attacco al parabrezza». All’insegna di un viaggio “lento”, con un budget di circa 15 euro al giorno puntando anche sulle numerose offerte di ospitalità già giunte sulla pagina Facebook che racconta Eurovespa e sulla quale è anche possibile seguire in tempo reale gli spostamenti di Simone grazie a un GPS installato sulla Vespa per monitorare il tentativo di record («E anche per far stare tranquilla la mamma»): «In vita mia ho preso tanti aerei. Ora invece voglio passare attraverso i paesini e le strade secondarie, rallentare il ritmo e parlare con le persone che incontro».

di Paolo Scandale

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